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Pardo d'oro: GODLESS – Ralitza Petrova

Concorso internazionale

Ralitza Petrova

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© Alessio Pizzicannella

Ralitza Petrova, cosa significa per lei vincere il Pardo d’oro con il suo primo film, Godless?

Significa molto per un regista al suo debutto. Penso di essere stata fortunata a realizzare questo film oggi e a incontrare tutte queste persone con cui condividere una passione e il gusto per un cinema che è sfida e non solo intrattenimento. Penso che il cinema non sia un circo. A intrattenerci non sono solo i sorrisi, la violenza o il sesso. Penso che idee e contenuto siano il vero intrattenimento.

 

Il suo film parla della perdita totale di valori umani, che sfortunatamente è un problema universale in questi giorni...

Spero che parli a un pubblico ampio. Penso che i valori morali siano in crisi in tutto il mondo. Sono particolarmente onorata di essere stata premiata per una storia che ha una sua urgenza e rilevanza nel mondo di oggi. 

 

Pensa che i cineasti abbiano il dovere di raccontare queste storie? 

Dobbiamo essere impegnati, abbiamo la responsabilità come creatori di essere connessi alle nostre storie e fare questi film. Penso che soprattutto nel mio paese ci sia la mancanza di queste cose; la cosa più preoccupante è che, come nazione, abbiamo una mancanza di legge, di servizi, prima e soprattutto di valori, e questo crea apatia; la gente crede di non poter cambiare più nulla. Questa apatia ha ucciso l’autostima: quando credi di non poter cambiare le cose diventi cinico. E il cinismo corrode ulteriormente il tuo coraggio e la capacità di cambiare. È un circolo vizioso di cui diventi vittima. C’è un sacco di pessimismo in giro e il coraggio latita, perché per il coraggio hai bisogno di autostima e per quella hai bisogno di valori. Questo è ciò di cui parla il mio film; spero che esplori con chiarezza questo concetto. 

 

Questo premio avrà risonanza in Bulgaria?

Spero seriamente che l’industria cinematografica bulgara riconosca che nel cinema del nostro paese sta arrivando una nuova ondata; non è solo il nostro film, per esempio ce n’è un altro in competizione qui a Locarno, Slava (Glory) di Kristina Grozeva e Petar Valchanov. E ci sono altri registi che negli ultimi anni sono emersi o che lo faranno in futuro, perché ci sono molte voci potenti. Una cosa unisce tutte queste persone: il loro legamo con autenticità e integrità. Queste persone non fingono, sono cineasti con qualcosa da dire. Spero che questo premio ricevuto a Locarno, fuori dal nostro Paese, convinca la parte riluttante della nostra industria a dare a queste voci il giusto supporto, visto che fino a oggi non lo hanno ricevuto. È ancora difficile fare questi film. 

 

C’è stato qualcuno di veramente fondamentale nella realizzazione del film, che vorreste ringraziare o anche solo menzionare?

Potrebbe risultare leggermente banale, ma vorrei dire un grande grazie alla mia produttrice Rossitsa Valkanova – non è stato facile, il nostro rapporto è stato messo in discussione da questo progetto, ma siamo rimaste insieme. È una persona con una grande passione per il cinema, piena di convinzione e integrità. Senza di lei questo film non sarebbe esistito in questa forma. Ovviamente avrei cercato di farlo nonostante tutte le avversità, ma non sarebbe stato possibile realizzarlo in questa forma senza di lei. Ho apprezzato moltissimo il suo aiuto e il suo supporto. Voglio anche ringraziare alcuni mentori che mi hanno aiutato durante il percorso, come Marcel Beaulieu, uno scrittore e script supervisor canadese, uomo di spessore con una grande conoscenza della vita e della verità poetica. La sceneggiatura è diventata molto più precisa dopo che ci ho lavorato con lui. Ci sarebbero poi molti altri nomi, molti. Sono grata a tutti loro.

 

Massimo Benvegnù
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