News del Locarno Festival
 

Mohenjo Daro

Piazza Grande

Mohenjo Daro

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Quando si parla di Locarno con rappresentanti del cinema indiano, tutti ricordano la proiezione di Lagaan (Once Upon a Time in India) in Piazza Grande nel 2001, e certamente la ricorda bene Ashutosh Gowariker, che quella sera raccolse l’ovazione di un pubblico scatenato. 15 anni e altri 4 successi più tardi, il regista torna su quel palco per presentare il suo nuovo kolossal storico Mohenjo Daro, uno dei film bollywoodiani più ambiziosi, attesi e costosi di sempre. Raramente il cinema internazionale sa ancora solo aspirare alla spettacolarità e magniloquenza di cui è capace il cinema indiano, macchina di sogni, desideri e racconti epici che strega pubblici sterminati, incurante di troppe preoccupazioni realistiche. Come qui, seppure alla base del film c’è l’ispirazione a una precisa epoca storica e una ricerca sulla Civiltà della valle dell'Indo, collocata tra il 3300 e il 1300 a.C., di cui Mohenjo-daro era una delle città più floride, tra i primi insediamenti urbani dell’intera umanità. Su questo gigantesco palcoscenico, ricostruito da un esercito di scenografi e addetti agli effetti speciali, non può che fare ingresso un eroe che si carichi sulle spalle mitologia e leggende: è la superstar Hrithik Roshan, che mette senza risparmio ogni guizzante muscolo del suo corpo, il verde irreale dei suoi occhi e una presenza che evoca i grandi attori del cinema d’avventura come Douglas Fairbanks e Errol Flynn al servizio di qualsiasi scena, dalla seduzione goffa e romantica della protagonista femminile (la debuttante Pooja Hegde), alla lotta a mani nude con antagonisti di ogni genere (inclusi il sovrano carismaticamente interpretato da Kabir Bedi e un gigantesco coccodrillo!), a una sfrenata coreografia tra centinaia di ballerini e comparse, sulle note di uno dei tanti prestigiosi collaboratori del film, vincitore di due Oscar per Slumdog Millionaire (The Millionaire), il compositore A. R. Rahman. Avevamo aspettato abbastanza, bentornato Ashutosh!

 

Sergio Fant

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