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I Had Nowhere to Go

Concorso Cineasti del presente

I Had Nowhere to Go

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Fare piazza pulita delle immagini. Forse questo è davvero l’unico modo per restituire al cinema il suo ruolo. Perché non sono le immagini che sfilano sullo schermo ma quelle che si formano nella nostra mente a essere importanti.
Collaborazione tra due artisti divisi da 44 anni di età ma uniti dalla stessa insopprimibile energia e voglia di sperimentare, I Had Nowhere to Go abbina il fascino di un racconto che procede per folgorazioni a un impianto teorico solido come la roccia svizzera.
Douglas Gordon incontrando Jonas Mekas mette in avanti la qualità di affabulatore del regista lituano, padre del New American Cinema. Il racconto dell’esilio dall’Europa s’interseca con le sue riflessioni in una New York che sta imparando a conoscere. La parola di Mekas è sempre speciale: ispirata e portata da una retorica mai pesante, dà l’impressione che ogni singolo frammento di vita sia prezioso. Poeta della memoria della grande storia che si interfaccia con quella delle piccole cose, Mekas è un uomo del XX secolo che nel suo stile frammentario ha anticipato il concetto di post .
Null’altro che il buio più assoluto accompagna il suo racconto. Douglas Gordon si affida al potere evocativo del suono e fa che il film diventi, come ogni altro suo lavoro, un’esperienza unica. Quasi un controcampo del ritratto di Zidane, da lui realizzato con Parreno, questo racconto esalta il ruolo della memoria. Tanto quello era una riflessione sulla compresenza delle immagini, tanto questo fa baluginare, come se fossero dei flash sognati, poche inquadrature caricandole così di un valore ultra-reale. Oniriche e spettrali come alle origini del cinema.

Carlo Chatrian
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