News del Locarno Festival
 

Ritratto: Yousry Nasrallah

Concorso internazionale – Al Ma’ wal Khodra wal Wajh El Hassan

Yousry Nasrallah

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Studente di scienze economiche e politiche all’Università del Cairo, poco più che ventenne si accorse, Yousry Nasrallah, di essere attratto irrimediabilmente da quel grande schermo che fin da piccolo lo faceva sognare. Entra nel 1973 nella Scuola Superiore di Cinema e percorre il sentiero della Settima Arte fermandosi a ogni stazione. Critico cinematografico, sceneggiatore, assistente di un maestro come Youssef Chahine (con cui scrive due opere), infine e ancora adesso regista. Da subito apprezzatissimo, dal momento che Sarikat sayfeya (Summer Thefts, 1988), il suo film d’esordio, fu premiato in vari festival e presentato alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes, mentre da Locarno manca da 17 anni: allora portò El medina (The City) al Festival, un’opera pioneristica nei contenuti e nel linguaggio, pur nel racconto di un uomo che cerca fuori dal suo paese un successo effimero e colorato, finendo per tornare nel suo Egitto. Opera complementare a quella di quest’anno, tutta proiettata sulle complesse relazioni sociali e familiari di un nucleo di umanità fatto di soldi, sentimenti e schemi frantumati. Ma torna, soprattutto, dopo la primavera araba che l’ha visto in prima fila, armato di videocamera prima (da qui nasce Baad el mawkeaaAfter the Battle) e di buona volontà dopo nell’insegnare cinema alle nuove generazioni. E ora, parafrasando il titolo di un’opera del suo mentore Chahine, basta: Silenzio… si gira.

 

Boris Sollazzo
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