News del Locarno Festival
 

Afterlov

Concorso Cineasti del presente

Afterlov

Condividi:

Non è in fondo ogni storia d’amore la storia di tutte le altre? Una coppia non è sempre inconsciamente impegnata in un’eterna seduta di auto-analisi? E il luogo della conversazione non assomiglia a un ininterrotto campo di battaglia? Afterlov però non si limita a porsi nel punto in cui una love-story in crisi sprigiona desiderio, ossessione, incomunicabilità, tenerezza. Al suo primo lungometraggio il greco Stergios Paschos fa qualcosa di più. Fa in modo che gli attori (i due giovani e sorprendenti Haris Fragoulis e Iro Bezou, già diretti da Paschos nel corto O Elvis einai nekros), denunciando il loro ruolo di personaggi, fuoriescano da sé e davvero raccontino la loro storia d’amore. Solo che questa storia è anche per forza la storia del film che stanno facendo. Si chiudono, si auto-imprigionano in una grande villa, che diventa set abissale e metaforico, puro Kammerspiel in cui la caméra non fa altro che guardarsi allo specchio così come i due amanti fanno i conti con se stessi. Porte che si aprono e si chiudono, chiavi che scompaiono, pareti, finestre, scorci di natura: tutta un’architettura del desiderio dove in realtà l’unica storia è quella del film stesso che si auto-psicanalizza (Afterlov avrebbe potuto intitolarsi afterfilm). Ma attenzione, non siamo in un freddo caso di metalinguismo, al contrario è proprio l’idea stessa del film che viene messa al centro della battaglia, attaccata da tutte le parti, scarnificata fino a fare a meno della sua banale interpretazione. Ciò che resta sono due corpi senza sceneggiatura che girano un’ultima memorabile sequenza: sesso a due con cinepresa.

 

Lorenzo Esposito

Follow us