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Festa

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Franco Piavoli ci ha abituato ad aspettare: i suoi film, pochi, bellissimi, trasformano il tempo necessario per farsi in linfa vitale, in materia cinematografica. Il pianeta azzurro (1982) è lontano negli anni, ma vicinissimo nell'anima a Festa, ultima opera dell'autore bresciano. Nel mezzo, Nostos: il ritorno (1990), Voci nel tempo (1996), Al primo soffio di vento (presentato al Festival di Locarno nel 2002), film altrettanto unici e refrattari ad assoggettarsi ad un genere. Ma è già ai cortometraggi realizzati all’inizio degli anni Sessanta che va d’istinto il pensiero, a quel Domenica sera in cui un villaggio si animava grazie alle danze dei suoi giovani al tramonto. Da lì, da quei balli, un dolce e melanconico movimento attraversa i film di Piavoli. Musica, suoni, silenzi, incroci di sguardi e parole, incontri e solitudini: in Festa, le età dell'uomo risuonano in un unico coro.

«... noi cresciamo quando lasciamo qualcosa. Via alle danze!» dice il parroco del paese, terminando la messa: dice il parroco di Borgo S. Pietro, luogo delle riprese: sempre, nel cinema di Piavoli, una forma di sentimento religioso, contemplativo, è inscindibile da qualcosa di materico, concreto, talvolta sensuale. Così, in moto inverso, la giostra del paese diventa simbolo di un «gioco di relazioni umane» (Piavoli), ovvero quello che ha costantemente interessato questo poeta della natura, che ha sempre saputo guardare in fondo all'animo umano.

 

Maria Bonsanti

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