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La idea de un lago

Concorso internazionale

La idea de un lago

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Milagros Mumenthaler torna a Locarno cinque anni dopo aver vinto il Pardo d’oro con Abrir puertas y ventanas, delicato racconto della perdita vissuta da tre sorelle. Quando il vento soffiava attraverso la loro casa, era come sentire il respiro di un fantasma, che le invitava ad aprirsi e a crescere attraverso quell’esperienza. A essere libere.

La idea de un lago affronta ancora una volta il tema dei rapporti familiari e di un’assenza dolorosa attraverso la storia di Inès (Carla Crespo), una donna che, da bambina, ha vissuto la scomparsa del padre, una delle tante vittime della “guerra sporca” argentina. Con una libertà gioiosa nella mise en scène che contrasta con la desolazione derivante dal tema del film, la regista approfondisce l’analisi delle travagliate sensazioni di coloro che rimangono quando qualcuno se ne va. Che si tratti di segreti impulsi a sfuggire i turbamenti o della difficoltà di mantenere un rapporto, Inès ha deciso di affrontarli nel modo in cui fa tutte le cose: frontalmente (forse troppo), ma con un istinto che procede a colpo sicuro. La narrazione avanza libera, seguendo il flusso dei suoi pensieri e ricordi, e così facendo supera un ostacolo fondamentale allo sforzo di ricordare chi si è perduto: il tempo.

Mumenthaler delinea un ritratto commovente non solo di questa donna, ma anche della madre e del fratello, sebbene siano meno presenti sullo schermo. Qualcosa di straordinario accade quando il loro senso di perdita ci viene trasmesso: anche noi, in maniera molto naturale, iniziamo ad avvertire la mancanza di quell’uomo giovane e attraente, catturato dall’obiettivo mentre abbassa lo sguardo sulla sua bambina in una bella giornata incorniciata dal sole. La verità di Inès – l’unica verità, in realtà – diventa la nostra. Possiamo forse aiutarla a guarire?

 

Aurélie Godet
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