News del Locarno Festival
 

I magnifici 7 della Semaine

Semaine de la critique

Cahier africain

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Bezness as Usual

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El Remolino

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Komunia

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Monk of the Sea

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Secondo Me

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Zavtra more

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Le lunghe file al Kursaal, a L'altra Sala, storie diverse che declinano in mille modi e moti espressivi il genere documentario, il terreno cinematografico più fertile degli ultimi anni. Questo e molto altro è la Semaine de la critique di Locarno. Lo sa bene il delegato generale Stéphane Gobbo, così come chi l'ha preceduto alla guida di questa sezione che si dedica totalmente al cinema della realtà, intuendone prima di altri le avanguardie, i nuovi territori di scoperta, gli autori più talentuosi. Quel cinema polacco, ad esempio, che negli ultimi anni ha trovato anche un Oscar, qui ha vinto l'anno scorso e torna con due opere quest'anno. Come sempre sono sette i lungometraggi che si metteranno alla prova di fronte a un pubblico affezionato e competente, fedele ed esigente. 

E come sempre ci troviamo di fronte a creatività multiformi, a ispirazioni differenti, a strade che si incrociano, a esperienze che si realizzano sul grande schermo e sono frutto di incontri speciali. In un mondo non più chiuso in se stesso, possiamo trovare un'opera girata in Repubblica Centrafricana da uno svizzero, da un olandese in Tunisia, da un polacco in Thailandia. Cahier africain, grazie al coraggio e alla forza della cineasta Heidi Specogna, apre letteralmente il quaderno delle violenze con cui Jean-Pierre Bemba, nel 2002 leader del Movimento per la liberazione del Congo, massacrò la sua terra; della sua condanna e, in mezzo, di una nuova guerra civile. Sette anni di lavoro, un racconto incredibile. Storia di una transizione, di una guerra ma interna è anche Bezness as Usual, autobiografia documentaria del regista, Alex Pitstra, un tempo Karim Alexander Ben Hassen. Il suo approdo in Tunisia è un ritorno al passato, per conoscerlo davvero, oltre le parole di una madre che l'ha cresciuto da solo. Monk of the Sea mette di fronte il polacco Rafał Skalski al passaggio della linea d'ombra di un giovane uomo in Thailandia. Ball, che ha una vita movimentata e sregolata, decide di cercare la maturità nella permanenza per due settimane in un monastero. Il regista rimane in disparte a guardare contraddizioni e divertenti discrepanze tra la modernità e l'immutabilità buddista, il monastero diventa luogo di vita, di cambiamento e anche di cinema unico. Il senso profondo del viaggio, è forse questo il filo rosso che lega questo trittico, ad esempio, a Zavtra more (Sea Tomorrow), sguardo su un altro passaggio epocale, quello dell'immenso Lago Aral che da mare interno diviene deserto salato, con un paesaggio lunare, da fantascienza distopica a puntellare uno scenario apocalittico. La regista Katerina Suvorova lo percorre cercando dettagli, situazioni, piccoli momenti di umanità. Ancora l'acqua protagonista ne El Remolino: qui scelte scellerate hanno provocato però l'inondazione del villaggio dell'autrice Laura Herrero Garvín. E pure lei cerca gli interstizi di vita di uomini e donne normali. In Secondo Me troviamo ancora altre umanità apparentemente invisibili ma fondamentali: il moldavo Pavel Cuzuioc cerca nei teatri di Odessa, Vienna e Milano Nadezha, Ronald e Flavio, finalmente protagonisti dopo anni ai margini dal palco, colonne portanti mai illuminate dai riflettori. Finora. Ai margini è infine anche Nikodem: autistico, si prepara alla sua Komunia, alla sua Prima Comunione. Regista sensibile e antropologa attenta, Anna Zamecka parte da una cintura per chiudere il cerchio di una famiglia e soprattutto della sfida di vivere. Eccoli i magnifici sette, pronti a conquistare Locarno.

Boris Sollazzo

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