News del Locarno Festival
 

Godless

Concorso internazionale

Godless

Condividi:

Se anche ci fossero in lontananza vetrati edifici moderni a indicare che sono passati quasi trent’anni dallo sbarco del capitalismo in Bulgaria, la nebbia rivela solo le case di cemento più vicine, e un paesaggio urbano dimesso e dolente, probabilmente identico dagli anni Sessanta. Si tratta di uno dei rari laceranti totali in un film altrimenti scolpito a misura d’uomo, a partire dal formato 4:3: ideale per concentrarsi sui volti e i loro sguardi bassi, soprattutto quello ottuso della impressionante protagonista Irena Ivanova, e sul rapporto della figura umana con lo spazio e le relazioni più prossime, ineluttabilmente segnate da violenza e sfruttamento. Tanti i film che affrontano i postumi dei regimi est-europei o scelgono l’ambientazione d’epoca per un salto ancor breve indietro nel tempo, o narrano le disavventure del rapido aggiornamento a nuovi valori e stili di vita; Godless dà piuttosto la rara e potente impressione di riuscire a ritrarre il lascito doloroso nella vita delle persone che hanno vissuto la transizione, di ogni generazione: da chi ancora ricorda e rimpiange le SS tedesche, a chi bambino è stato abbandonato in una fuga oltre cortina. Che a questi personaggi sia mancato Dio come suggerisce il titolo, o democrazia, diritti, morale, il mondo che gli è rimasto da vivere assomiglia troppo alle loro anime: livido e spietato, carico di un dolore incombente, ma che si è come abituati a sopportare. L’unico tentativo di spezzare il cerchio, ricorrendo a qualcosa che possa sembrare amore, o anche solo disperato attaccamento o bisogno di piacere, è condannato: Dio forse perdona, la Storia no.

 

Sergio Fant

Follow us