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Sicilia!

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Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini esce a puntate sulla rivista Letteratura, tra il 1938 e il 1939. Viene pubblicato lo stesso anno. Titolo: Nome e lagrime. Due anni dopo uscirà con quello che tutt'ora campeggia in copertina. Com'è che Danièle Huillet e Jean-Marie Straub sono arrivati a trarne un film? A causa di una fortunata coincidenza. Anzi, un cortocircuito. Stabilitisi in Italia dalla fine degli anni '60, i due hanno percorso in lungo e in largo la penisola facendo sopralluoghi per film da realizzare. Ai tempi dei sopralluoghi di Moses und Aron percorrono la Sicilia e si imbattono in mucchi di arance che marciscono sotto un ponte. Qualcuno li informa che Vittorini parla proprio di quello in alcune pagine di Conversazione in Sicilia. Si procurano il libro. Lo leggono. Ne restano colpiti. Lavorano a una sua riduzione. Dal libro vengono tutte le parole del film. Lo ricorda anche Straub in un'intervista: “Tutte le parole del film vengono dal testo, ma i dialoghi non hanno questa forma nel romanzo. Spesso sono intercalati da note psicologiche o descrittive.” Note che Straub e Huillet hanno eliminato. Nel film, la psicologia non arriva dai personaggi, ma da precise scelte di messa in scena, da uno stacco di montaggio. E la descrizione è tutta nelle panoramiche, nei travelling che si susseguono. Una sfida non da poco, si dirà. Ma non è sempre così che dovrebbero essere fatti i film?

Realizzato nel 1998, presentato a Cannes nel 1999, Sicilia! non è un film “rigoroso”, come vuole la vulgata critica. Pieno di momenti comici, sensuali, commoventi, ci fa capire piuttosto come la lingua italiana, la sua dizione, si avvicini al canto. Con le sue figure che citano il testo (una madre, un viaggiatore, un venditore di arance, un arrotino, un possidente, un impiegato del catasto), ci mostra la dignità e la semplicità di un mondo ormai svanito.   

Rinaldo Censi
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