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Miglior interpretazione maschile: Elliott Crosset Hove

Vinterbrødre - Concorso internazionale

Miglior interpretazione maschile: Elliott Crosset Hove

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Il suo volto emerge dalla polvere di gesso, il suo corpo si staglia tra gli alberi sottili di una foresta bianca o scatta sull’attenti secondo le indicazioni di una vecchia videocassetta dell’esercito. La figura di Emil, protagonista di Vinterbrødre (Winter Brothers), si direbbe indivisibile dalla presenza fisica di Elliott Crosset Hove, giovane attore danese che, dopo la laurea alla Danske Scenekunstskole nel 2015, si è già guadagnato due candidature ai premi Robert della Danmarks Film Akademi e, quest’anno, il premio teatrale Årets Reumert Talentpris. Non stupisce allora che l’attore sia stato scelto da Hlynur Pálmason ancora prima di scrivere la sceneggiatura, dando modo al regista islandese (al suo esordio al lungometraggio) di disegnare Emil sulla pelle di Crosset Hove, con cui aveva già lavorato al proprio corto di diploma, A Painter (2013).

Nel film, Elliott Crosset Hove si cala nel bianco: quello gelido delle foreste invernali e quello pastoso della miniera di gesso in cui lavora Emil. Candido è anche il carattere del suo personaggio, emarginato stralunato che sogna la vicina di casa mentre distilla strani liquori con i prodotti chimici rubati alla miniera, non si capisce bene se per ingenuo gioco o sottile vendetta verso chi lo tiene a distanza (e qui l’attore insinua un’inquietante ambiguità nella sua interpretazione). Così il bianco si fa anche segno della freddezza dei suoi rapporti con gli altri operai della fabbrica – al suo fianco, solo il fratello Johan (Simon Sears, secondo polo del film). Per raccontare la solitudine e l’ansia d’essere amato di Emil, Pálmason gioca col corpo di Elliott Crosset Hove, facendone un elemento compositivo nelle rigorose geometrie delle inquadrature (non stupisce che il regista sia anche artista) e lasciando che lunghe riprese permettano alle sue espressioni e ai suoi gesti di vibrare sullo schermo.

Sara Groisman

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