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Lontano dalla norma

Out of the Past – Retrospettiva

Lontano dalla norma

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© Beta Film / Deutsches Filminstitut, Frankfurt-KINEOS Collection

Se il noir si è dimostrato fin dalle sue origini un genere aperto per sperimentazioni estetiche da parte di cineasti quali ad esempio John Huston e Howard Hawks – tanto per citare i nomi più conosciuti –, Jacques Tourner con Out of the Past ha portato ai massimi livelli tale processo creativo aggiungendovi anche un gusto per la divagazione narrativa di stampo prettamente europeo. Il film sembra giocare fin dal principio su due opposti concettuali: la claustrofobia opprimente della metropoli statunitense contro l’ariosa libertà del resto del mondo. Nelle parti ambientate a San Francisco e soprattutto New York le regole del genere vengono rispettate nella loro potenza espressiva: gli interni sono sempre scurissimi, tagliati da fasci di luce di chiaro stampo espressionista, luoghi dove il vizio e la violenza si annidano in attesa di esplodere. Al contrario invece la parentesi messicana e il paesino di campagna dove il film inizia sono ambientazioni spaziose, solari, che aprono Out of the Past a una contaminazione briosa che lo rendono un noir capace di percorrere strade diverse e non battute in precedenza. Tourneur, libero dalle gabbie soprattutto concettuali del cinema “alto” – a quel tempo il concetto di autore era molto meno vincolante – si rivela paradossalmente ancora più personale e audace nel suo mescolare toni, fascinazioni, punti di vista. Il lavoro sui costumi del protagonista Jeff/Robert Mitchum ad esempio rappresenta metaforicamente i diversi stati del personaggio, e soprattutto le sue due anime: quella urbana e corrotta opposta invece a quella rurale e integerrima. Il lavoro di Tourneur è in fin dei conti un flusso ininterrotto di soluzioni visive e narrative inaspettate e sorprendenti, che lo rendono uno dei capolavori assoluti degli anni ’40.

Adriano Ercolani

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