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Gomes: "Amo quando tutto sembra possibile"

Membro della giuria - Concorso internazionale

Gomes: "Amo quando tutto sembra possibile"

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Miguel Gomes, ha iniziato il tuo percorso come critico, ora sei uno dei registi internazionali più cinefili. Cosa cercherai come giurato a Locarno?

Dei film vivi. Uno dei momenti che amo di più come spettatore è l’inizio di un film, quando tutto sembra ancora possibile, aperto e in movimento. Poi uno sguardo s’impone e regola l’opera. Ma ci sono dei film in cui tra l’inizio e la fine è evidente che c’è stato un movimento, una ricerca; spero di trovare questo respiro nei film in selezione a Locarno.

 

Può raccontarci un momento di stupore che ha vissuto al cinema?

Ho quarantacinque anni, amo il cinema e quindi ho accumulato molti momenti di meraviglia. Sceglierne uno vuol dire sempre pentirsene poco dopo per non averne citati altri: nella mia mente c’è ormai un’opera ruiziana composta di frammenti di Murnau, Rossellini, Monteiro, Apichatpong... Ma in questo momento mi viene in mente la sorpresa di quando – in un festival di cinema fantastico a Porto – ho avuto l’occasione di vedere un film di un regista italiano a me sconosciuto. Giro di lune tra terra e mare di Giuseppe Gaudino è un film che mi ha profondamente segnato.

 

Quali sono le caratteristiche che rendono un’opera, magari anche giovanile, meritevole d’essere segnalata a livello internazionale?

Penso sempre che un buon film di un giovane regista debba avere memoria di quelli che l’hanno preceduto. Anche se alla fine le opere che consideriamo dei capolavori sono dei prototipi, che inventano un proprio mondo e delle proprie regole. Locarno è il luogo dove alcuni di questi film sono stati mostrati, penso a No Quarto da Vanda (In Vanda's Room) di Pedro Costa, un’opera decisiva che ha segnato una transizione nella storia del cinema. Purtroppo non sempre a questi film innovativi viene riconosciuto il giusto valore. Come giurato farò in modo che opere del genere non siano ignorate dai premi.

 

I giovani registi arrivano ai festival ancora prima di realizzare i loro film, partecipando ai sempre più numerosi laboratori di sviluppo. Cosa ne pensa di questo nuovo modo di concepire i film?

Questi laboratori possono essere molto importanti, ma solo quando non si adeguano a un sistema di finanziamenti cinematografici, legato a quello televisivo. I progetti per crescere hanno bisogno di essere protetti, non di qualcuno che pensa a quale pubblico possano avere. Ogni buon film reinventa la nozione di spettatore: quindi dei buoni laboratori di sviluppo sono quelli che partono da questo presupposto e non si appoggiano troppo alle richieste dei maggiori finanziatori europei di cinema d’autore.

 

Daniela Persico
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