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Chien

Piazza Grande

Chien

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Si chiama Blanchot, ma del grande filosofo e scrittore dal gusto sicuro non ha molto – se non il fatto che pochi lo capiscono. Blanchot è un uomo senza qualità, ma con un’incrollabile fiducia verso il prossimo, come se da questo dipendesse la sua vita. Allontanato dalla moglie e poco considerato dal figlio, quando per caso si trova a dover sostituire il cane appena comprato in un corso d’addestramento intuisce che quella è la sua strada. Fare il cane diventa la sua ragione di essere. Perché essere al fianco di qualcuno è sempre meglio che essere solo.

Prendendo spunto da un suo romanzo, Samuel Benchetrit costruisce una commedia raffreddata dove brilla il talento di Vincent Macaigne, splendido nell’interpretare il protagonista e nel dare al racconto toni surreali e una comicità lunare. Il suo Blanchot è una delle più belle invenzioni dell’annata cinematografica: irriverente e perfino fastidioso nel suo essere sempre sottomesso agli altri, l’attore mette in scena una prestazione sorretta quasi esclusivamente dalla recitazione non verbale, esaltando alcune trovate di sceneggiatura. Così è ad esempio il suo modo di usare Google, dove la genuina volontà di comprendere i legami tra le cose fa emergere il lato malato della rete. Al suo fianco, Vanessa Paradis e Bouli Lanners interpretano due personaggi cinici e dominanti, perfetto controcampo al signor Blanchot.

Basato su un’idea di sceneggiatura paradossale e virato nei termini di una commedia che strizza l’occhio a Kaurismäki, Chien nasconde ben altre ambizioni. Il personaggio interpretato da Macaigne è infatti come un contatore geiger dei livelli minimi a cui sono arrivate le relazioni interpersonali. E il finale apparentemente lieto su cui si chiude consente invece una lettura diversa, quella di un personale oratorio funebre della società occidentale.

Carlo Chatrian
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