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Easy

Concorso Cineasti del presente

Easy

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La grande commedia italiana, quella di Dino Risi e di Mario Monicelli, è sempre stata legata all’idea pura e semplice di movimento. Il viaggio – sia trama corrosiva interna al discorso politico nazionale, che scatto dal piglio surrealista verso il resto del mondo – visto come traiettoria infinita che mette a nudo le energie impreviste di un’epica generazionale di poveri ma belli. Vitalità disperata e sublime malinconia. Sprezzante anticonformismo e desiderio di integrazione. È a questa tradizione alta che si rivolge l’esordio alla regia di Andrea Magnani con Easy. La diversità fisica e la solitudine del protagonista Isidoro (l’impareggiabile Nicola Nocella) sono solo la soglia oltre la quale la cattiveria comica dell’incomprensione linguistica (Isidoro sperduto nell’ignota Ucraina con una bara e il corpo al suo interno come unici compagni di strada) si unisce al cullarsi dolce e poetico della deriva assoluta. La bravura di Magnani sta qui nell’assecondare il processo di smarrimento attraverso una filmicità progressivamente sempre più ampia e paesaggistica, come se la terra stessa, altrettanto disorientata, accogliesse questo strano intruso italiano intuendone la segreta forza cinematografica. Le scene madri si susseguono a perdifiato e per ogni risata c’è una caduta, per ogni spiraglio c’è un abisso. “E adesso che faccio?” dirà alla fine il gigante buono Isidoro, preoccupato forse, secondo un ultimo tragicomico capovolgimento, più dell’inattesa possibilità di una nuova vita in una comunità lontana che sembra essergli semplicemente grata, che di non avere posto in questo mondo.

Lorenzo Esposito

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