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La notte brava del soldato Fernando

Belle Époque – Histoire(s) du cinéma: Vision Award TicinoModa José Luis Alcaine

La notte brava del soldato Fernando

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© Collection Cinémathèque suisse. Tous droits réservés.

Alcuni film nascono sotto una buona stella. Belle Époque è uno di questi. La prima fortuna fu di uscire nell’anno in cui Pedro Almodóvar gira un film tra i suoi meno riusciti, Kika, permettendo alla nostalgica commedia di Fernando Trueba di essere il candidato spagnolo agli Oscar. Ma la gioiosa celebrazione della libertà firmata da Rafael Azcona conquista però pubblico e critica di tutto il mondo da solo, fino a portarsi a casa la statuetta dell’Academy, permettendosi di battere Chen Kaige e Ang Lee. Non ci sono spiegazioni per questi miracoli, d’altronde non ci siamo neanche mai voluti spiegare perché si preferì Mediterraneo a Lanterne rosse (lo dice ancora lo stesso Gabriele Salvatores). Venticinque anni dopo forse una spiegazione si trova più facilmente. Il mondo veniva da una guerra, la prima seguita in diretta minuto per minuto, che per quanto breve aveva lasciato strascichi importanti nel sentimento collettivo. I romantici soldati italiani dimenticati su un’isola greca o il giovane disertore repubblicano conteso da quattro belle sorelle nella Spagna pre-Franco erano storie rassicuranti, quasi presagi di un futuro migliore e felice. Non sarebbe stato così, ma ci abbiamo provato.

Belle Époque è una sorta di rilettura idilliaca di The Beguiled (La notte brava del soldato Jonathan): il bel Fernando, che alla passione per le belle donne unisce l’abilità ai fornelli, è un uomo capitato per caso in un giardino dell’Eden da cui potrà cogliere il più dolce dei frutti per niente pro  ibiti, per poi andare alla scoperta di un mondo nuovo. Un film che fa stare bene, impreziosito dalla bellissima fotografia di José Luis Alcaine, che contrappone la smagliante luce della campagna spagnola a una fotografia d’interni calda e sensuale. E il successo del film passa anche da qui.

Alessandro De Simone

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