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Med man

Addio a un grande autore del cinema africano, Pardo d'oro 1970

Med Hondo, Pardo d'oro 1970

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Soleil O, di Med Hondo (1970)

Soleil O, di Med Hondo (1970)

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Non c'è niente da ridere. Eppure Soleil O iniziava proprio così, con una risata potente, sadica, dirompente. La risata severa, arrabbiata di Med Hondo, uno dei più grandi autori del cinema africano. Mohamed Abidi Hondo se ne è andato ieri, a 82 anni, a Parigi. Parigino mauritano, nato a Ain Oul Beri Mathar e per 62 anni, da quando ne aveva venti a ieri, cittadino della Ville Lumiere. Un uomo, un cittadino, un autore, un regista con un'urgenza lunga un'esistenza intera: raccontare il suo popolo. Un popolo colonizzato e migrante. Pochi hanno voluto e saputo raccontare la violenza coloniale e la sofferenza della migrazione africane come Med Hondo. Un giovane coraggioso migrante che aldilà del Mediterraneo iniziò ad accendere una luce sulle verità nere nel 1966, fondando la minuscola compagnia teatrale Shango. E che per cinque anni, tra un piccolo teatro e l'altro lavorò con un budget minimo (30 mila dollari) a Soleil O, il suo urlo cinematografico che prese in prestito il titolo da un canto degli schiavi in marcia. Il suo primo palcoscenico? Locarno. Era il 1970 e la Piazza fu conquistata proprio da quella risata potente, sadica, dirompente. Una risata da Pardo d'oro. E quella no non è morta ieri, anzi. Continua ancora, oggi, nelle nostre orecchie.

 

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