News del Locarno Festival
 

Il Maestro e i discepoli

Concluso il workshop con Béla Tarr

Mountains – Loneliness – Desire, 2019

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© Michela Di Savino

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Immaginate di vivere il cinema, il vostro sogno, con di fianco il cinema, in carne ed ossa. E magari di farlo a Corippo, dove la vostra troupe è nettamente più popolosa del paese. Ecco, Mountains – Loneliness – Desire è stato questo.

Chiaro, se siete Zhannat, Ariel, Valentina, Hayk, Giulio, Pier Lorenzo, Grieco, Dino, Ana, Anna, Alex, Arthur, Salvador, George o Naomi è stato anche molto altro. Ma quello è e resterà vostro, loro; traccia indelebile qualsiasi sia il destino che il cinema gli dipingerà. Il workshop de L’Immagine e la parola, lungo - o corto, a seconda dei punti di vista - una settimana è stato un altissimo momento di cinema, a prescindere dal risultato di quei quindici cortometraggi che ancora oggi sudano in post-produzione, in stretto contatto con il loro mentore.

A inizio aprile, con il clima che giocava ancora a fare l’inverno, il Locarno Film Festival, insieme a CISA e Ticino Film Commission, ha allestito un palcoscenico naturale su cui far danzare il burbero gentile e i suoi ragazzi. Un palcoscenico disteso da Locarno alla Val Verzasca, appoggiandosi sulla Valle Maggia. Lui, Béla Tarr, è stato quel che il suo volto suggerisce e il suo opposto. Un ruvido uomo di cinema in bianco e nero e un attentissimo e appassionato maestro dalle cento sfumature. Tra i quindici progetti srotolati in una settimana il regista ungherese è stato lettore, consigliere e colonnello. Chinato su ogni singolo progetto, ogni singola storia, ha considerato ognuno di quei corti come fosse suo. Ad alcuni ha regalato il silenzio dell’assenso, ad altri ha fatto l’orlo. A tutti ha dedicato la sua esperienza.

Lì, incastrati tra le valli zuppe del Ticino c’erano il Messico, la Georgia, gli Stati Uniti, l’Armenia, la Bulgaria, le Filippine… Tutto lì, tutti lì, con quel meraviglioso scorcio d’Ungheria a loro disposizione. Un intreccio di saperi e sapori da far girare la testa, o quanto meno la camera. “Ciak, si gira”. One shot, o qualcosa di simile. Sveglia alle sette, buonanotte alle tre. Ogni giorno un corto, avanti il prossimo. Poco importa se pioggia, nuvole e umido facevano di tutto per suggerire Il cavallo di Torino; il corto è il loro, non del Maestro. Guai a non mettere a fuoco un personaggio, guai a tradire il vero. Un clochard è un clochard, punto. E se ti serve “antiquariato umano”, cercarlo dove sei sicuro di trovarlo originale: un negozio antico, due signore più antiche di lui e il set è fatto.

“Se vuoi fare cinema ti devi spaccare anche quando intuisci che il tuo film sta morendo, per farlo risorgere”. Ecco Béla Tarr, saggio padre dell’est di una giovane famiglia cosmopolita. Ci salutiamo Maestro? “Fuck off”. E così sia.

 

I lavori dei quindici protagonisti di Mountains – Loneliness – Desire, saranno presentati nel corso di Locarno72

 

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