News del Locarno Festival
 

Love Me Tender, love me long

Da Locarno all’America, Klaudia Reynicke racconta due mesi di amore folle per il suo film 

Klaudia Reynicke

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© Toronto International Film Festival

Love Me Tender, di Klaudia Reynicke (2019)

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Love Me Tender, di Klaudia Reynicke (2019)

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Vi ricordate Seconda? Vi ricordate la sua tuta azzurra? Seconda da oggi è a Londra, un mese fa era a Toronto e in futuro, chissà, potrebbe finire sugli schermi e monitor di milioni di americani. Quel che è certo, e che ci ricordiamo bene, è che Seconda ha messo (letteralmente) il naso fuori di casa per la prima volta a Locarno72. Era agosto e il film di cui Seconda è protagonista, Love Me Tender, debuttava in Concorso Cineasti del presente tra le aspettative locali e la curiosità internazionale. Poi, da quella scintilla iniziale, qualcosa si acceso. Un qualcosa che ha i tratti, le sfumature e soprattutto il futuro delle storie che il Locarno Film Festival adora accendere e poi condividere, le storie per cui il Festival lavora ed esiste. «Ricordo ancora l’ansia dell’attesa - ci racconta due mesi dopo la prima mondiale Klaudia Reynicke, regista svizzero-peruviana di Love Me Tender - di capire se il pubblico ci sarebbe stato e soprattutto se avrebbe apprezzato o meno la nostra storia. Come avrebbe accolto la mia terra, e non solo, Love Me Tender? Ero a casa, in Ticino, dunque un’eventuale bocciatura sarebbe doppiamente dura da digerire… Poi ecco l’anteprima stampa!». 

Dalla quale sono arrivati i primi segnali positivi? 
«Sì, le risposte dei giornalisti erano molto buone. Ho iniziato a respirare quella positività che poi è esplosa con la prima per il pubblico al PalaCinema. Sempre sold-out, tanta gente rimasta fuori… è stato incredibile». 

Poche ore dopo la risposta della sala ecco il primo risultato: una chiamata da Toronto. 
«Sì, una meravigliosa conferma: il film funzionava! “Vincere” in casa ha una doppia faccia: da una parte può essere facile, in tanti ti vogliono bene, dall’altra la malizia può far pensare “ok, sei in concorso perché sei ticinese…”. E invece no! Se il Toronto Film Festival chiama significa che sei lì perché il film vale». 

Come è andata a Toronto? 
«Una meraviglia, eravamo uno dei 37 film provenienti da tutto il mondo della sezione Discovery. Storie di registi emergenti, delle scoperte di un anno cinematografico. Per me è stata un’esperienza “wow”, eravamo felicissimi. Inutile nascondersi, il cinema è anche “packaging” e per un film essere a Toronto è importantissimo, soprattutto se nasce da una piccola produzione». 

Una piccola produzione ticinese. 
«Completamente ticinese, al 100%. E sappiamo cosa voglia dire: meno visibilità rispetto al resto della Svizzera, meno soldi, tagliati fuori dalle Alpi…». 

Il primo passo però è stato mosso proprio in Ticino. 
«Muovere il primo passo a Locarno è stato essenziale, stupendo. E personalmente sono felicissima di essere stata lì, al primo anno della direzione artistica di Lili Hinstin, in quella programmazione avvolta nel mistero che poi si è rivelata potente, condita da una sana e coraggiosa follia. Essere nel primo programma, nella “visione” di cinema di una donna così coraggiosa, a suo modo “pazza” e con una passione sempre più rara è stata una sincera gioia. Davvero, essere a Locarno è stato il miglior primo passo possibile per Love Me Tender». 

Torniamo a Toronto, come ha risposto l’altra sponda dell’oceano? 
«Anche lì ottima accoglienza; in America del Nord è tutto diverso, tutto è più grande, ma la generosità del pubblico è stata grande». 

E qualcosa è scattato… 
«Sì, intravedendo una possibile collaborazione la Gotham Group mi ha contattata e ora ho un manager americano che mi accompagnerà per iniziare un percorso in America del Nord, parallelamente a quello europeo. Un ponte con l’America per i miei progetti futuri, di cui abbiamo già iniziato a parlare». 

Ad esempio far diventare Love Me Tender una serie TV? 
«Non c’è niente di concreto, è stata una suggestione, abbiamo semplicemente messo sul piatto la possibilità che lo possa diventare, che potrebbe funzionare. Ma io ne ho già in mente una di serie (sorride, ndr)». 

C’è quello nel futuro di Klaudia? America e serie TV? 
«Anche quello, spero. Ma io resto anche qua, in Svizzera, in Europa. Voglio continuare a lavorare da questa parte dell’oceano, dove c’è una parte della mia vita. Sono peruviana, nata a Lima, città in cui sono rimasta fino ai 10 anni. Poi la Svizzera francese fino ai 17, la Florida fino ai 24 e di nuovo la Svizzera, il Ticino, dove vivo con i miei figli e con il mio compagno. Ogni tanto invidio chi ha una casa, chi ha “tutto lì”. Io ho tutto sparpagliato». 

Per assurdo Love Me Tender racconta la storia di una ragazza la cui casa addirittura coincide con il mondo intero. 
«Io non sono Seconda, io sono Love Me Tender. Sono la sua lotta interna, il suo futuro, la sua speranza, il suo sarcasmo essenziale tipico del cinema latino. Il film è la tappa di un percorso multiculturale, quello che mi ha portato in giro per il mondo e che continua ad accompagnarmi». 

Ora si apre un altro capitolo? 
«Ora siamo al BFI, a Londra, altra tappa importantissima in cui tra l’altro incontrerò i produttori americani. Ma in realtà Love Me Tender è ancora molto giovane, è ed è stato un film velocissimo: un anno fa eravamo sul set, con una sceneggiatura scritta in due mesi. Poi subito Locarno, Toronto e ora Londra. È ancora una scoperta, e voglio vivermela».

 

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