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Separati, magari uniti

Piazza Grande - Magari

Separati, magari uniti

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© ph.Francesca Fago © Wildside/Iconoclast/Tribust 2019

Non solo Piazza Grande torna a parlare italiano, ma lo fa con il sigillo del film inaugurale che apre le visioni di questa Locarno72. E, per certi versi, è una sorta di incipit simbolico e rappresentativo del nuovo corso del Festival impresso dalla Direttrice artistica Lili Hinstin. Proprio per lo sguardo al femminile che accompagna una discesa intima nelle frizioni tra bambini e adulti innescate da un divorzio. Magari è il film che segna il debutto alla regia di Ginevra Elkann, ma è un’opera prima che sembra nascere già matura nel passo e nelle misure, visto che qui, più ancora del lavoro in superficie fatto dalle parole, sono le immagini che s’incuneano gradatamente nei tormenti che uniscono e dividono tre fratelli (Alma, Jean e Sebastiano) alle prese con un quadro familiare interrotto e separato. Lo spostamento fisico e geografico che impone una vacanza invernale in Italia diventa così anche uno spostamento in una bolla di non detti e un cambio di lingua, nella coabitazione costretta in cui riallacciare i fili con un padre dopo due anni di assenza e dopo la decisione a Parigi della madre di aver bisogno di riposo per una nuova gravidanza. Ed è proprio lungo la ricostruzione di una complicità sentimentale che il film ingaggia tentativi di riscatto, sogni infantili e incomprensioni, diventando prima di tutto un luogo di condivisione e di cambiamenti. A maggior ragione se, fin dalla caratterizzazione dei personaggi, gli incastri psicologici non sembrano cercare lo scontro diretto e frontale, ma la somma di una lunga serie di spigoli e di scorie che solo la durata di un tempo di comprensione può portare a una conciliazione. Vale per la rabbia muta e frustrata che cova il personaggio di un Riccardo Scamarcio, qui in versione inedita rispetto a quanto ci aveva fatto vedere in passato. Ma vale anche per l’incursione di una Alba Rohrwacher che, da estranea al nucleo familiare, diventa presenza distensiva, portatrice di un alfabeto emotivo disposto a sorprendenti aperture.

Lorenzo Buccella

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