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Cronofobia, la vita dell’altra

Panorama Suisse

Cronofobia, la vita dell’altra

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© Imagofilm

 

Il lungometraggio d’esordio del ticinese Francesco Rizzi è un viaggio sorprendente, nel senso più ampio del termine. Lo è cinematograficamente, per la grammatica creativa e visiva che si dipana nell’intero racconto, lo è fisicamente, perché Micheal Suter (un potentissimo e indecifrabile Vinicio Marchioni), gira la Svizzera con un furgoncino bianco indagando le anomalie di varie attività, dei non luoghi che spesso non notiamo, ma attraversiamo e basta. Cronofobia è la storia di due solitudini, di un film che sfugge i cliché - a partire dalla Svizzera stessa, percorsa in lungo e in largo ma mai resa come fosse una cartolina -, di un presente e un passato insondabili, di un’inquietudine costante che pervade i protagonisti come gli spettatori.

È un oggetto unico Cronofobia, con quell’intimità che si crea tra quest’uomo apparentemente inscalfibile e rigoroso e la donna che lui spia, la notte, contravvenendo alle regole più elementari, lui che le norme, anche le più marginali, le fa rispettare.

La paura del tempo che passa del titolo è quella di tutti noi, della quotidianità, di due esseri umani lontani, tormentati, dolenti (e forse anche indolenti, a loro modo), della vita. E Rizzi la descrive con un linguaggio nuovo, coraggioso, spesso seduttivo e misterioso come la colonna sonora di Zeno Gabaglio, con vari pezzi di esponenti importanti dell’”indie” ticinese. È un sogno misterioso, Cronofobia, che va visto e vissuto senza paure e pregiudizi, andando oltre e altrove.

Boris Sollazzo

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