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Ogni film è un'isola

Ogni film è un'isola

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Il primo film di Gonçalo Tocha, Balaou (2007), lo vedeva viaggiare su una piccola barca dall'oceano Atlantico e dalle Azzorre verso il Portogallo come omaggio alla madre appena scomparsa, soffrendo di mal di mare nel corso del percorso. Per il regista le isole sono come barche, entità isolate e ferme in mezzo all'oceano. E non c'è nulla di più isolato che l'isola vulcanica portoghese di Corvo (a quattro chilometri di distanza dalla più piccola isola delle Azzorre), una comunità agricola indipendente fino ai primi anni del XX secolo.

La sua storia, comunque, rimane per lo più non scritta: è un posto fatto di misteri, vecchie superstizioni e fantastici scenari naturali. Sull'arco di tre periodi compresi tra il 2007 e il 2008, Tocha (con un fonico al seguito) si cala nei panni di un moderno storico sociale dell'isola di Corvo, filmando episodi legati al lavoro e all'artigianato locali (produzione di cappelli e di formaggio), ai costumi e ai rituali religiosi, ma riprende pure i paesaggi e la fanua, i bar, le feste e persino la vita politica. Ha anche intervistato alcuni dei suoi residenti più anziani, estrapolando storie sul colorito passato dell'isola.

Nel giro di tre ore e 14 capitoli, Tocha porta alla luce il processo attraverso il quale si è fatto accettare dalla comunità e costruisce un mosaico composto dagli abitanti dell'isola di Corvo – appena 440, più un numero variabile di mucche e maiali. Ha realizzato il film più entusiastico che vedrete mai nella vostra vita, trasmettendo amore per il luogo, le persone e, sì, anche per gli animali. Il documentario merita ogni secondo della propria durata e, nonostante ciò, è comunque troppo corto: sono sicuro che ha dimenticato di inserire nel film una coppia di maiali.

Mark Peranson

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