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News from the Locarno Festival
 

Presidente della giuria del Concorso internazionale

 

La sua è una storia di lunghe frequentazioni con il Festival del film Locarno, culminate nel 2002 con la vittoria del Premio Raimondo Rezzonico (alla sua prima edizione) riservato al miglior produttore indipendente. Quali ricorda conserva?
Sono ricordi radicati nel tempo, anche perché la prima volta che sono venuto a Locarno risale più o meno a vent’anni fa. Ho avuto la fortuna che molti dei film da me prodotti sono passati di qui, riuscendo a ottenere vetrine e visibilità fondamentali per il loro cammino artistico. Sarà pure il più piccolo dei grandi festival, ma una cosa è certa: fin da quando ero agli inizi della mia carriera, Locarno ha sempre avuto un alone mitico, perché già allora aveva scoperto e premiato cineasti importanti.

A proposito di premi, quest’anno lei vivrà Locarno sul seggiolone di Presidente della Giuria. Un’altra prospettiva, quindi…         
È una posizione che mi dà il piacevole obbligo di passare il tempo a guardare film, sapendo che su questi schermi potrò vedere alcune tra le migliori cose realizzate nel panorama contemporaneo del cinema indipendente. Fatto tutt’altro che scontato, visto che quando si è assorbiti a pieno ritmo nella propria attività, paradossalmente si finisce per andare meno al cinema e si perdono importanti possibilità di confronto. Per questo, sono venuto a qui Locarno con uno spirito da esploratore e da cinéphile.

Quali dovrebbero essere le caratteristiche ideali del prossimo Pardo d’oro?
Spero che sia un film che lasci una traccia forte e visibile a livello cinematografico, e cioè che riesca a ottenere nel tempo la stessa risonanza storica che hanno avuto alcuni Pardi d’oro del passato. Per questo, sento fortemente il peso della responsabilità e spesso divento un giurato molto esigente. D’altra parte, sono sempre stato orgoglioso dei verdetti che hanno espresso le giurie di cui ho fatto parte: a Berlino vinse The Thin Red Line di Terrence Malick, alla Mostra di Venezia Still Life di JIA Zhang-ke. Due capolavori. Ecco, a Locarno mi piacerebbe proseguire su questa strada.

Una strada che comunque continua ad attribuire ai festival come quello di Locarno un ruolo fondamentale…
Assolutamente sì, anche perché alcuni film possono raggiungere pubblico e critica solo così. A volte è proprio l’unica via per aiutare un autore a proseguire nella realizzazione dei suoi progetti futuri e a guadagnare una dimensione internazionale che non restringa il campo al proprio paese d’origine. Basti pensare ad alcune scoperte locarnesi riguardo i grandi cineasti asiatici: qui sono stati premiati per la prima volta e da qui è partita la loro diffusione a livello mondiale.

Lorenzo Buccella

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