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Stasera la Piazza è una finestra sul cortile

Stasera la Piazza è una finestra sul cortile

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Questa sera al via il Prefestival, alle 21.30 in Piazza Grande il film di Hitchcock La finestra sul cortile (Rear Window) del 1954.

In caso di pioggia la proiezione si terrà anche al Fevi. 

 

Doppio anniversario per Hollywood in questo 2012. Compiono cento anni i suoi due studios più grandi: Universal e Paramount. 

Per l’occasione, Universal ha ultimato il restauro digitale di alcuni dei titoli più emblematici del suo ricco catalogo, tra cui Frankenstein di James Whale, Il buio oltre la siepe (To Kill a Mockingbird) di Robert Mulligan (si veda in proposito la nostra pagina all’indirizzo http://olivierpere.wordpress.com/2012/06/17/robert-mulligan-un-cineaste-trop-discret/), Charade di Stanley Donen, E.T. l'extra-terrestre (E.T. the Extra-Terrestrial) e Lo squalo (Jaws) di Steven Spielberg (si veda il nostro testo all’indirizzo http://olivierpere.wordpress.com/2012/05/23/cannes-2012-day-8-les-dents-de-la-mer-de-steven-spielberg-cannes-classics/), La finestra sul cortile (Rear Window) e Gli uccelli (The Birds) di Alfred Hitchcock. Abbiamo scelto La finestra sul cortile, distribuito all’epoca da Paramount. Un modo per strizzare l’occhio anche alla società rivale e celebrare entrambe le major. 

La finestra sul cortile (Rear Window, 1954) di Alfred Hitchcok con James Stewart e Grace Kelly è una delle pellicole più famose, geniali e popolari del grande regista inglese e del suo periodo hollywoodiano. 

Un fotografo è costretto all’immobilità nel suo appartamento di Greenwich Village da una frattura alla gamba causata da un incidente. Trascorre le giornate a osservare con il teleobiettivo gli inquilini del palazzo di fronte. Il comportamento dei vicini lo insospettisce e presto arriva alla certezza di essere stato testimone di un omicidio. 

La finestra sul cortile rappresenta il culmine della ricerca hitchcockiana sull’huis clos, sulla «concentrazione teatrale», dopo Nodo alla gola o Cocktail per un cadavere (Rope, 1948) girato in piano sequenza in un’unica scenografia e Il delitto perfetto (Dial M for Murder, 1954), dove il formato 3D (all’epoca si parlava ancora di «cinema stereoscopico») era il modo paradossale per esacerbare la dimensione teatrale del film con un gioco permanente sulla profondità di campo, amplificata allo scopo di ricreare lo spazio scenico del teatro. Qui l’azione è concentrata nello spazio autarchico del cortile di un edificio visto da un piccolo appartamento, l’intero set costruito con cura maniacale in studio. Il film è famoso per aver esplicitato il voyeurismo ontologico dello spettacolo cinematografico. 

Ne La finestra sul cortile, indubbiamente il film di suspense più riuscito del cineasta inglese, una perversione cela una nevrosi. La malsana pulsione del personaggio interpretato da James Stewart è motivata dall’ozio, dall’immobilità temporanea, ma costituisce un diversivo all’angoscia del matrimonio (la sua fidanzata Grace Kelly vuole mettergli l’anello al dito a tutti i costi). Non è casuale che lo spettacolo segreto offerto dai vicini proponga le diverse sfumature della vita coniugale, grottesche, patetiche, alienanti, e che l’assassino abbia ucciso proprio la moglie.

Un capolavoro da rivedere in coppia o con una gamba ingessata, un huis clos magistrale sul cinema dove il posto dello spettatore assumerà una nuova dimensione spettacolare proiettata nello spazio grandioso della Piazza Grande, in un restauro digitale in 2K nuovo di zecca, in vista dell’imminente uscita della versione in blu-ray.

Olivier Père

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