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Cinema svizzero riscoperto: tra progresso e (grande) guerra

Cinema svizzero riscoperto: tra progresso e (grande) guerra

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Histoire(s) du cinéma è uno scrigno in cui è possibile trovare molti tesori.  Le opere proposte dalla Cineteca svizzera nell’ambito del Cinema svizzero riscoperto sono tra le gemme preziose di questo baule da cui poter tirar fuori la memoria storica e artistica del cinema internazionale  come di quello elvetico. Per quanto riguarda quest’ultimo, Cineteca e festival calano un poker di titoli, un tris di Hans Richter a cui si aggiunge un jolly, August Kern.

Tutti in bianco e nero, coprono il decennio tra il 1930 e il 1940, scavando nella memoria del paese, come Die Börse als Barometer del Wirtschaftslage, realizzato per l’esposizione nazionale di Zurigo del 1939- un instant movie, si direbbe oggi- e in cui viene ripercorsa la crescita degli scambi nel corso dello sviluppo economico, con un’attenzione particolare alla Borsa come luogo principe di quest’ascesa.

Sono del 1930 Die neue Wohnung. Version SWB e Die neue Wohnung. Version Atelier Richter, dittico filmico dello stesso autore che parte da una visione specialistica dell’architettura per giungere a una prospettiva ottimista sulle condizioni future di vita della classe operaia.

Un progetto che nasce su commissione della SWB- Schweizerischer Werkbund (la Federazione del lavoro svizzera)- in occasione del WOBA, la mostra d’architettura e design d’interni di Basilea e che poi ha preso una forma piú complessa. Un’interessante commistione tra cinema e lavoro, tra immagine e architettura che mostra anche i risultati della collaborazione tra un cineasta ed elementi esterni- i dirigenti della SWB- che hanno contribuito alla sceneggiatura, anche in maniera determinante.

Chiude il quartetto S’Margritli und d’Soldate. Ernstes und Heiteres aus der Grenzbesetzung, del 1940, classico esempio di cinema militare in cui viene raccontata da Kern la storia di una cameriera della Svizzera romanda, Margritli, alle prese con i soldati di stanza nel suo paesino.

In questa routine arriva a sparigliare le carte Teddy Strauffer, gloria del jazz elvetico, proprio nel giorno del compleanno della protagonista. Un momento di gioia schiaffeggiato subito dalla morte di uno dei soldati in un’operazione di contraerea. Un’opera che riporta a un cinema diverso e lontano ma anche a un patriottismo “spirituale” ormai dimenticato.

Boris Sollazzo

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