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News from the Locarno Festival
 

Fitoussi e le età senza innocenza della vita

Fitoussi e le età senza innocenza della vita

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Il viaggio in Italia era un passaggio obbligato per gli intellettuali d’un tempo. Jean-Charles Fitoussi la penisola l’ha presa come luogo di indagine emotiva e cinematografica, dalla Sicilia del suo primo film fino alle Marche di L’Enclos du temps, Fuori concorso a questo Festival di Locarno. 

Disorientante e delicato, quest’ora di cinema e (fine) vita si insinua in un ménage familiare con la bellezza burrosa e allo stesso tempo ruvida di un’infermiera che tenta di salvare il nonno del piccolo protagonista. È William Stein, il dottore che salvò l’anziano pigmalione del ragazzo sette anni prima, a mandarla, forse per rispondere alla morte imminente con un inquieto soffio di vita.

Fitoussi con sensibilità e originalità squaderna le diverse età dell’esistenza sapendo mettersi alla loro altezza, cercando il loro sguardo, soffermandosi sulla nota diversa, suonata forse con toni più alti o con un altro strumento, quella Valentine Krasnochok che seduce la macchina da presa come fa con il regista e lo spettatore, non facendo mai calare, però, il sentimento d’irrequietezza che pervade il film e che trova pace, forse, solo in quegli ultimi minuti in cui la camera, fissa, si riempie di un’altalena vuota.

Come se tutti i personaggi, compreso il piccolo Théophile, passando ognuno la propria linea d’ombra, avessero lasciato un’assenza ingombrante che, ormai, dopo averli spiati, non possiamo non notare. Qualcosa è cambiato in quell’enclave, in quel recinto, in quella magione marchigiana, e noi ne siamo osservatori privilegiati. 

Boris Sollazzo

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