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L’occhio digitale del Jeonju Project sull’Asia

L’occhio digitale del Jeonju Project sull’Asia

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Arte cinematografica digitale in salsa asiatica: questo, in estrema sintesi, il cuore del Jeonju Digital Project di questa edizione del Festival, gustoso contorno nella sezione Fuori concorso.

La rassegna, organizzata nell’ambito della tredicesima edizione del Jeonju International Film Festival (JIFF) in Sud Corea, dedica annualmente spazio a opere girate in digitale e di durata superiore ai 30 minuti.

Quest’anno le due punte di diamante selezionate sono focalizzate sul rapporto tra passato e presente, ma con punti di vista completamente diversi. Light in the Yellow Beathing Space, diretto da Vimukthi Jayasundara – nato in Sri Lanka nel 1977 – si concentra su un padre che, giunto a pochi attimi dalla morte, stringe accanto a sé il figlio in una sorta di passaggio di testimone tra chi ha dato la vita e chi l’ha ricevuta.

Lo scambio intergenerazionale rappresenta il fulcro anche del secondo film in programma che privilegia una chiave storico-culturale e non più familiare. The Great Cinema Party del filippino 28enne Raya Martin ha infatti come protagonista un gruppo di amici cinefili che si reca su una piccola isola della Baia di Manila.

Qui i fantasmi della Guerra del Pacifico e i loquaci volti del cinema muto riempiranno una notte fatta di ricordi, suggestioni ed eredità da raccogliere.

Mattia Bertoldi
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