News from the Locarno Festival
 

Occhiali vintage

Occhiali vintage

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— Mi ha emozionato, - dice quello con la maglietta nera, gli occhiali vintage e i movimenti rotondi.

— Va bene, - risponde l’altro, sguardo avvinazzato sotto il sole gratuito di mezzogiorno. — In certi punti te lo concedo, sa toccare delle corde, ma non mi basta.

— Alla fine, invece, quello che conta è il sentimento. – Prende il tabacco, ne dispone una manciata sulla cartina bianco panna.

— Non è vero, quello che conta è la profondità. – Si gira verso il bancone, allunga il bicchiere in direzione della cameriera, che chiede: - Bianco? – Lui muove la testa, si tocca il naso con un dito.

— Se ti emozioni c'è profondità.

— Balle. – Tira un gran sorso, il liquido scompare.

— E cosa allora? – Mentre chiede stringe le mani a due conoscenti, entrambi con il nastro pardato appeso al collo, la tessera con il marchio rosso, che consente la visione dei film dal grande ring a centropiazza.

— Sono tutti e due nella produzione, chissà che tensione.

— Dove li hai conosciuti?

— Ieri sera, allo spazio… come si chiama? Quello davanti alla, quello rotondo ma non la Rotonda, dove fanno concerti e roba così, conferenze. – Passa la lingua su un dito e poi tampona un angolo della sigaretta, rimasto leggermente aperto.

— Metti un'attrice che piange, magari appoggiata a una finestra, una musica malinconica, meglio se conosciuta, la pioggia.

— E il gioco è fatto. –Butta fuori il fumo, tira su con il naso.

— Ti ho convinto? – Le palpebre si alzano, un raggio di sole fende gli occhi, che tornano a cercare l’ombra dello spiazzo erboso.

— Mettiamola così.

— Che film vai a vedere adesso? – La gente intorno comincia a muoversi. Qualcuno s’incammina verso La Sala, altri salgono sulla passerella del Forum. Si sentono dei rimbombi.

— Corti.

— Non dico che le emozioni non siano importanti. Non fraintendermi. – Appoggia il calice vuoto, passa una mano sui pantaloni.

— Ti sei spiegato. – Si guarda in giro per un attimo, poi lascia cadere la sigaretta, che calpesta con il piede destro.

— In questi casi mi viene in mente un frase di Abdulah Sidran, uno scrittore di Sarajevo. Lo conosci? – L’altro sorride. - Diceva che quando leggeva Guerra e pace, Delitto e castigo, i grandi romanzi della letteratura non gli veniva giù neanche una lacrima. Quando invece aveva in mano qualcosa di commerciale o vedeva una telenovela, lacrime a tutto spiano.

— E…?

— Si capisce no? Quello che intendevo.

Tommaso Soldini
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