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Emmanuel Mouret, Virginie Ledoyen e Jasmine Trinca di Une autre vie

Emmanuel Mouret, Virginie Ledoyen e Jasmine Trinca di Une autre vie

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Emmanuel Mouret (regista)

Non definirei Une autre vie un melò puro, anche se questo è un genere che amo. Non volevo lavorare all’interno di un genere ma su una situazione.

Quel che m’interessa in un film non è il suo realismo “integrale” (per esempio il fatto che il personaggio di un medico si comporti come farebbe un medico vero): dev’essere realistico riguardo ai sentimenti e alle psicologie descritte.

Anche se il protagonista del film è d’origine magrebina non è l’integrazione il tema del film; e comunque l’attore che l’impersona, Joey Starr, non è magrebino: viene dalle Antille, un territorio francese d’oltremare. Il tema del film, lo ribadisco, non è l’incontro tra culture diverse. Il motivo per cui ho scelto Joey Starr è che m’interessava la sua personalità; inoltre volevo che il suo personaggio, che si trova al centro di una trama sentimentale, fosse interpretato da una figura molto virile, per evitare sdolcinatezze.

Une autre vie si conclude con una frase, “il miglior modo per separare due amanti è metterli insieme”; questa chiusa costituiva la sfida principale del film ed è la prima cosa che ho scritto. Volevo tematizzare l’incontro tra due donne che sono come facce opposte d’una medaglia: rappresentano delicatezza e perversione. La recitazione molto interiorizzata e trattenuta di Jasmine Trinca mira a evidenziare il senso di colpa che grava sul personaggio per tutto il film; ed è forse il senso di colpa il centro di tutto il film. Un altro tema importante era la perversione. Ho capito completamente il personaggio di Dolorès (interpretato da Virginie Ledoyen) dopo aver sentito uno psicologo dire che i perversi sono caratterizzati dalla mancanza di sensi di colpa. Anche lei è così, ma nonostante ciò dice delle cose vere e sensate.

Virginie Ledoyen (attrice)

Non so se aver già lavorato con Emmanuel Mouret abbia facilitato il mio lavoro di attrice, ma sentirsi veramente in sintonia con un regista aiuta molto, e lui è un cineasta che amo. Nel primo film che abbiamo girato insieme era anche attore, qui no: così ha reinventato il suo metodo di lavoro e io ho potuto approfittare di più delle sue osservazioni e del suo talento.

Jasmine Trinca (attrice)

Il modo di girare di Emmanuel Mouret lascia molta libertà: compone un tableau vivant al cui interno noi ci muoviamo, e riesce a creare una continuità narrativa che ha qualcosa del teatro.

È stato un film molto impegnativo, sia per la lingua, sia perché interpretavo una pianista di fama internazionale – e io che, nonostante la natura mi abbia fornita di grandi mani, non ho mai imparato a suonare il piano, ho dovuto sottopormi a delle lezioni. Per le scene dove suono, però, siamo ricorsi a uno stratagemma: la mia insegnante di pianoforte si è seduta sotto lo strumento e da lì sotto tirava fuori le mani e suonava; io sovrapponevo le mie mani alle sue e mimavo i gesti di una musicista.

Conoscevo Virginie Ledoyen attraverso i suoi lavori precedenti. Ho amato molto il confronto tra caratteri femminili che ha luogo nel film.

Sara Groisman

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