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Spiaggiati dal destino di una notte

Spiaggiati dal destino di una notte

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Prima scena. Mouton firma il suo atto di libertà di fronte agli occhi della madre che non si capacita della scelta. Divisa in due luoghi, attigui ma separati, la sequenza gioca sulla distanza tra i personaggi per evidenziarne l’incomunicabilità. I corpi sono ripresi come fossero opachi ai sentimenti. Questa distanza si ritrova anche nei segmenti successivi dove pure il corpo di Mouton è filmato in un pedinamento ravvicinato.

Film di rottura con un linguaggio abituato a descrivere per scene, Mouton è per buona parte un dialogo serrato con il suo protagonista e il suo percorso di apprendimento per diventare cuoco. Anche quando lo sguardo si allarga ad abbracciare il gruppo di amici, l’impressione resta quella di una documentazione dall’interno, fino a quando in quella che potrebbe essere una parabola documentaria la finzione irrompe. In maniera drammatica. Ecco allora che il film compie una scelta sorprendente, che permette di leggere la scena d’apertura sotto una luce diversa: perde di vista il suo protagonista e rimane nel piccolo villaggio in riva al mare, focalizzandosi sul gruppo di amici che continuano la loro vita. Nonostante tutto. Mentre la trama della possibile fiction si dissolve tra le placide onde del nord. Come una lettera scritta tra la nostalgia e la stanchezza. E forse mai inviata.

Carlo Chatrian
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