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Shinji Aoyama e Masaki Suda di Tomogui

Shinji Aoyama e Masaki Suda di Tomogui

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Shinji Aoyama (regista)

Questo film racconta la storia della guerra, di chi ha subito le sue violenze, del difficile dopoguerra in cui bisognava sopravvivere al meglio. Qui si parla della violenza dell'uomo inteso come maschio e di come le donne reagiscono ad essa, è questo uno dei temi principali del film. E questi sono problemi universali, non solo del Giappone 

La giovane generazione non è del tutto consapevole di questa realtà, di ciò che è successo allora, ma ora cominciano a capire quali sono e sono stati i danni della guerra.
È una generazione di trentenni-quarantenni, coloro che recitano nel film, e mi interessava anche mostrare la loro reazione riguardo a tutto ciò, anche quella fuoricampo, una sorte di visione retrospettiva 40 anni dopo. 

Non ero in grado di descrivere concretamente l'impatto della guerra, ma già solo la trasformazione del paesaggio parla in questo senso, su come il Giappone sia cambiato, e credo che ciò avvenga ancora oggi.

La celebrazione mostrata nel film è una festa agricola estiva per i raccolti, voluta proprio dalla famiglia imperiale. La domanda che aleggia nel film è chi vi parteciperà.
Inoltre va detto che i membri della famiglia imperiale sono considerate delle divinità, e il padre e il figlio nel far l'amore con la ragazza nel tempio in cui si celebra la festa forse cercano di avvicinarsi a questo stato divino. Il padre pensa che grazie al luogo in cui ciò avviene lui sarà perdonato di tutte le sue colpe. Anche perché durante la guerra tutti si sentivano non responsabili per aver ricevuto i loro ordini dall'imperatore, quindi da Dio.

Il romanzo Tomogui di Shinya Tanaka è molto famoso e questo mi ha spinto a trasporlo sul grande schermo. Lo scrittore fra l'altro abita vicino a casa mia e a quella del produttore e quindi sentivo di capire molto bene l'atmosfera delle sue opere, sento una grande comunanza con lui e con le sue storie.
Abbiamo iniziato a filmare poi un anno fa e girato velocemente e questo mi ha fatto molto piacere.

Masaki Suda (attore)

quello che io ho provato e sperimentato è stata l'immedesimazione del protagonista, anche perché sono nato a Osaka, tra le campagne e una routine monotona, capisco bene la sua inquietudine, la sua noia, la frustrazione, le sue emozioni.

Mi ha molto colpito durante la lavorazione del film la vitalità del regista e degli attori che interpretano i genitori, l'intera troupe lavorava trovando lo stesso tono, una straordinaria sintonia. E poi ho amato la spontaneità dell'espressione, il modo molto umano di stare sul set e il fatto che il regista mi ha dato molte indicazioni precise, molto dettagliate sul modo di realizzare i movimenti e l'introspezione di questo 17enne, ambiguo, ancora immaturo, schiacciato dalla figura del padre da cui teme di aver ereditato la tara della violenza sulle donne. Mi dava anche molta libertà però. Spesso poi a cena analizzavamo insieme le scene girate e lui era prodigo di consigli. E mi ha insegnato che un attore deve essere sempre molto sensibile ai piccoli segnali in ogni momento, per capire ogni sfaccettatura della storia e del personaggio.

Boris Sollazzo
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