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Pascal Plisson regista di Sur le chemin de l’école

Pascal Plisson regista di Sur le chemin de l’école

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Pascal Plisson (regista)

Com’è nata l’idea di “Sur le chemin de l’école” ?
“Abito in Kenya da anni.  Un giorno camminavo e ho incontrato dei giovani Masai che invece di lance portavano cartelle, perché volevano andare a scuola per aiutare i loro genitori. Ho subito pensato che poteva esser un’ottima idea da sviluppare. A Parigi ho contatto la Disney, la quale si è subito innamorata del progetto”.

Quanto tempo è durato l’intero progetto?
“Ho impiegato sei mesi per trovare le storie da raccontare. Avevamo a disposizione una quarantina di storie che andavano dalla Russia, alla Cina, in Groenlandia… A febbraio 2012 abbiamo iniziato a girare in Kenya, poi in India, in Marocco e verso ottobre in Argentina.  Per ogni bambino abbiamo girato durante dodici giorni. La fase di montaggio è stata di sedici settimane - non è stato facile intrecciare i racconti dei bambini. Non volevo dare un’immagine parallela di ogni storia, fare un film catalogo. In tutto il progetto è durato tre anni”.

Quanti collaboratori erano presenti sul campo?
“Eravamo in tre. Due videocamere – una che prendevo io di tanto in tanto – e un ingegnere del suono. Abbiamo ingaggiato una decina di persone locali che trasportavano il nostro materiale su delle mule”.

Com’è ha mantenuto l’autenticità e la spontaneità dei bambini e delle loro famiglie?
“Sono rimasti estremamente naturali. Ciò che vedete nel film è in concreto un rito che ripetono ogni giorno. La benedizione dei genitori e la lunga strada che gli porta a scuola. Conoscevo ogni sasso che calpestavano, ogni collina che varcavano, ogni possibile ostacolo che poteva presentarsi -  come le giraffe o gli elefanti in Kenya – io mi trovavo sempre davanti a loro e l’unica restrizione che gli chiesi era di non guardare la telecamera, anche se ogni tanto si percepisce un sorriso o uno sguardo complice.
Il tempo a disposizione è stato ben articolato in un piano di lavoro rigoroso che seguiva di pari passo la loro quotidianità. Mi sono impegnato a non mostrar loro delle immagini. Ho commesso l’errore una volta in Kenya e mi sono reco conto che cambiava la loro attitudine.”.

 

 

Cristian Gomez
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