News from the Locarno Festival
 

L’altra guerra è una foresta di fantasmi

L’altra guerra è una foresta di fantasmi

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1993, l’assedio a Dubrovnik è terminato, ma i rumori della guerra ancora risuonano. Le tracce delle ferite sono mal celate, dalle abitazioni alla vita che gli abitanti hanno ripreso a condurre un senso di inquietudine ancora palpita. In questo clima, Linda torna dalla Svizzera con il padre e in un giorno di sole si perde con l’amica Eta sull’altura boscosa che sovrasta la città. Le due adolescenti giocano a scambiarsi identità e ruoli fino a quando tutto precipita... Rimasta sola Linda si sdoppia, prendendo il posto di Eta...

Se la trama del secondo lungometraggio di Andrea Štaka si può condensare in poche righe, più difficile è riassumerne il senso. Cure – The Life of Another è davvero, come indica il sottotitolo, il tentativo di penetrare nella mente di chi è altro da noi. Il prossimo che ci assomiglia e a cui vogliamo sostituirci, ma anche l’adolescente la cui mentalità appare un crogiolo inestricabile di sentimenti contraddittori. Fedele alla linea di un racconto che si fa a fior di pelle e che sceglie di raccontare dall’interno i suoi personaggi (anche qui vi è una giovane ragazza), Andrea Štaka non esita a mescolare sogno e realtà, fantasmi e illusioni, desideri e paure. Lo fa con ancora maggiore decisione e coraggio rispetto al fortunato film d’esordio Das Fräulein – che qui a Locarno aveva avuto il Pardo d’oro, otto anni fa. A dispetto di una luce abbagliante e dei contrasti forti forniti dal blu del mare su cui il verde dei boschi si staglia come un disegno in rilievo, Cure è un film sotterraneo, che racconta molto più di quanto non dica di un paese e dello stato panico di vuoto in cui la guerra lo ha lasciato. È un film in cui il sud vibra come se ascoltato a distanza. Un film in cui allo stesso modo l’adolescenza smarrita diventa uno stato d’animo, disperso tra un’infanzia irraggiungibile e una maturità abbracciata troppo presto.

 

Andrea Štaka
My love-hate relationship to Dubrovnik is full of childhood memories and family ties. My intention was to build a universe inspired by the incident, which would involve youthful obsessions, family dynamics, the fear of war, intrigues, and also subtle variations on cruelty and violence.

Carlo Chatrian
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