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Sommerse e salvate

Sommerse e salvate

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Una popolare località turistica di mare nel nord della Francia, estate. La moda dei primi anni Sessanta ha dato allegria alle tinte dei vestiti e i costumi da bagno ravvivano le strade. Hélène si sta concedendo un po’ di tempo lontana dal marito: trascorre un fine settimana in compagnia delle sue amiche. Una rimpatriata. Ma l’ultima volta che le ha viste era il 1945, ad Auschwitz. Il sorprendente contrasto tra una realtà decisamente assolata e dei ricordi scuri, ingombranti dà a À la vie il suo tono unico: un mix perfettamente efficace di comicità e tragedia.

Bisogna innanzitutto dire che qualcosa è tabù non per via della sua natura intrinseca, ma perché le persone non riescono a scendere a patti con esso. La maggior parte di loro non è brava ad avere a che fare con la colpa, e anche le vittime ne sono cariche –  non solo i carnefici. Alcuni prigionieri furono obbligati dai nazisti a scegliere tra la vita di un amico o un familiare e la propria. L’ingiustizia di tale scelta non ne rende più semplice il superamento e così, sia a livello di società, sia a livello individuale, le abitudini e i comportamenti erano e continuano a essere influenzati dall’Olocausto. C’è chi farebbe qualunque cosa, per non ricordarselo.

Ma i tabù non rendono le cose più sacre – le rendono intoccabili, con il conseguente rischio di trascurarne gli insegnamenti. Nel raccontare la storia di sua madre, Jean-Jacques Zilbermann sceglie un approccio del tutto diverso. Mette da parte il tabù di Auschwitz attraverso dei piccoli, scrupolosi colpi e con la più potente arma a disposizione dell’uomo – l’umorismo. Il senso dell’umorismo dei sopravvissuti. E così facendo, trova la maniera ideale per permetterci di rilasciare il flusso delle nostre emozioni.
Julie Depardieu è la fulgida stella di questo film commovente. Interpreta il personaggio di Hélène in maniera completa, profonda; una donna che non dimenticheremo tanto facilmente. Se l’obiettivo del regista era scrivere un’indelebile lettera d’amore e rispetto per la madre, il successo di questo progetto è totale: davvero un omaggio vibrante.

Aurélie Godet

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