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L’ultima diva

L’ultima diva

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Poche attrici hanno attraversato il periodo d’oro della Hollywood classica con la classe e l’eleganza innata che possedeva Lauren Bacall. Antidiva ante litteram, discreta nella mondanità e molto gelosa della sua vita privata, l’attrice ha scritto con il suo stile inconfondibile pagine gloriose del cinema degli anni ’40 e ’50, soprattutto all’interno di un genere codificato come il noir.

L’esordio a soli vent’anni dopo una breve ma folgorante carriera da fotomodella, ed è già storia del cinema: To Have and Have Not (Acque del sud, 1944) di Howard Hawks segna la collaborazione professionale e personale con un’altra leggenda come Humphrey Bogart.

Il capolavoro del trio arriva con The Big Sleep (Il grande sonno, 1946), uno dei film che hanno definito l’estetica specifica del genere. Tratto dal bellissimo romanzo di Raymond Chandler, scritto tra gli altri dal grande romanziere William Faulkner, il film ha consegnato all’Olimpo delle star internazionali il volto indimenticabile di Lauren Bacall.

Quante attrici avrebbero potuto sostenere il confronto estetico ed artistico con il sex-symbol per eccellenza Marilyn Monroe? La Bacall c’è riuscita meravigliosamente in How to Marry a Millionaire (Come sposare un milionario, 1953) di Jean Negulesco. Il suo personale capolavoro d’attrice rimane però a nostro avviso Written on the Wind (Come le foglie al vento, 1956) di Douglas Sirk, poderoso melodramma interpretato insieme a Rock Hudson. 

Col passare degli anni Lauren Bacall ha preferito centellinare le sue apparizioni cinematografiche, raffinando al tempo stesso la sua capacità d’attrice, tanto da arrivare all’unica candidatura all’Oscar ottenuta addirittura negli anni ’90 con The Mirror Has Two Faces (L’amore ha due facce, 1996), dove interpreta la madre della protagonista/regista Barbra Streisand. 

 

L’ultima apparizione davvero folgorante di Lauren Bacall al cinema è avvenuta nel modo più imprevisto, grazie al genio contraddittorio di Lars von Trier, che l’ha voluta a tutti i costi nel suo duetto sperimentale Dogville (id., 2003) e Manderlay (id., 2005). 

Con la scomparsa di Lauren Bacall se ne va un altro tassello fondamentale di un puzzle sfavillante e artisticamente magnifico quale è stato il cinema classico hollywoodiano. Un’epoca sempre più lontana e forse proprio per questo ancora più degna di venerazione. 

Adriano Ercolani

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