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L’amore è una pausa underground

L’amore è una pausa underground

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Chitarre country senza età, scantinati ruvidi, trentenni disordinati senza ambizioni. E tutto quel romanticismo underground che vien su di colpo quando una relazione di coppia, per combattere una situazione di stanca, si prende un momento di pausa. Segue un sentiero da commedia indipendente, scabra nell’immagine ma arrotondata negli spigoli dall’ironia che avvolge tutta la vicenda, l’opera prima del regista vodese Mathieu Urfer, classe 1978.

Il titolo del film è Pause, perché è in quell’arco temporale, sospeso e segnato da una situazione di stand-by sentimentale, che si allunga la durata del racconto. Allo scoccare di un fatidico quarto anno di vita di coppia, la brillante giurista Julia (Julia Faure) chiede una “pausa” al compagno Sami (Baptiste Gilliéron), scapestrato musicista che trascina la propria esistenza in un pigro tran tran di abitudini, senza pensieri verso il futuro.

Il fulmine inaspettato di quest’abbandono temporaneo non potrà che trascolorare tutto il fondale emotivo del racconto, nel risveglio di una nostalgia impacciata che trova una sponda fondamentale in un’insolita amicizia. Quella tra Sami e Fernand (André Wilms), anziano musicista, malato e alcolista, con cui è solito duettare a colpi di strimpellate. Ma per dar conto delle situazioni spiazzanti su cui lo sguardo di Urfer incanala il corso principale del racconto, la loro sintonia musicale non si arresta nemmeno nelle stanze ospedaliere che finiscono per ospitare il vecchio chitarrista.

Il gioco da commedia delle coincidenze e delle circostanze fa il resto per creare un diagramma narrativo a elastico che continua ad avvicinare e allontanare Sami e Julia, ma che non pare mai trovare il rimbalzo giusto per uscire definitivamente dall’impasse. Tra tournée al Sud, improbabili clienti indiani e riflessioni su chi si trova ad avere la vita davanti a sé e chi alle spalle, lo spartito classico da commedia romantica finisce in un imbuto stralunato che trasforma ogni materiale in una lunga ballata d’amore.

Lorenzo Buccella
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