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Schneider vs. Bax – La caccia è aperta

Schneider vs. Bax – Alex van Warmerdam

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Il mondo visto dagli occhi di Alex van Warmerdam è una strana battuta di caccia. Un palcoscenico dove appostamenti e false piste si succedono senza soluzione di continuità, imponendo agli interpreti capriole fisiche e metaforiche. Come gli otto precedenti film del regista e attore olandese, anche Schneider vs. Bax va a dinamitare con spunti surreali una trama che ben si adatterebbe a un film di genere.

Iniziato sotto il segno della parodia (una spy story alla True Lies), il film si allarga a includere un’umanità eterogenea, dove a fianco di assassini professionisti trovano posto figlie psicotiche e prostitute di strada. Il gruppo improbabile è riunito per caso e per necessità attorno a una capanna nei pressi di una palude. Il nonsense diventa un po’ alla volta il tema di fondo del racconto prima della resa dei conti finale, dove la trama si ripiega in un serrato inseguimento, retto da un’abile messa in scena.

A rivitalizzare ogni sequenza ci pensa una frizzante ironia che fa da contraltare a una visione dei rapporti umani in cui violenza e compassione si danno la mano. A metà strada tra i geniali idioti dei fratelli Coen e le vittime predestinate di un ingranaggio che si muove da solo (Tarantino?), i killer di van Warmerdam diventano degli straordinari rivelatori della follia che abita il mondo. Ognuno ha le proprie ragioni, le proprie debolezze e i propri meriti: la ronde, pensata a ritmo di agguati e proseguita in un crescendo di assurdità e violenza, sostituisce alla purezza di un Tati l’ibridazione propria di un mondo dove le immagini di una famiglia in attesa di celebrare il compleanno del figlio possono convivere tranquillamente con quelle di un bosco che si fa teatro di una furiosa caccia all’uomo.

Carlo Chatrian

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