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Qing tian jie yi hao – Lui, lei e gli altri

“Qing tian jie yi hao” – LEE Chung

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Non ci sono fantasmi, senza ombre. E le ombre crescono a dismisura quando la luce scappa via, anche se è potente. Qing tian jie yi hao è questo, ha un continuo rimbalzo tra storia e sottotesto, metafora e (iper)realtà. E’ un dialogo essenziale, elementare e continuo tra corpi, ma anche e soprattutto tra sentimenti.

Come la tela del ragno sembra creata da un movimento apparentemente semplice e invece estremamente complesso nella realizzazione e nel risultato, così l’opera di Lee Chung, in seconda serata in Piazza Grande, ha le stesse caratteristiche. Il cineasta di Taiwan sa tessere insieme i lati oscuri della coscienza con la spettacolarizzazione del cinema di genere, in quella lavanderia che nasconde lo sporco della società, attività illecite e omicidi, c’è tutta la lezione tarantiniana (a sua volta appresa da Quentin, ma in parte, prima, anche da Scorsese, dall’Estremo Oriente) sul colpire con violenza e passione gli spettatori, giocando sul paradosso. La sposa di Kill Bill, feroce ossimoro umano, non è diversa da questo luogo e dalla sua proprietaria, che cadono in un gorgo impossibile da combattere.

E così a una regia creativa e allo stesso tempo pop – nei ralenti come nei duelli coreografati – attenta e di grande qualità, si alternano momenti intimisti, virtuosismi di macchina e interpretativi, come nel prologo e nell’epilogo, che denunciano il doppio piano di pensieri e immagini che viaggiano sul sentiero di Qing tian jie yi hao, non senza qualche scossone.
E così le presenze oscure che infestano gli antieroi diventano elementi di una coralità colorata, movimentata e inesorabilmente dolente di un esordio sorprendente.

Boris Sollazzo
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