News from the Locarno Festival
 

CortoCircuiti: la sezione Pardi di domani

"La Femme et le TGV" – Timo von Gunten

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"Sredi cheornyh von" – Anna Budanova

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"Que vive l'Empereur" – Aude Léa Rapin

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"Cilaos" – Camilo Restrepo

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"Les Dauphines" – Juliette Klinke

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"Rhapsody" – Constance Meyer

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Attese e assenze, corpi massicci e minuscole mani di bebè, figure sperdute nella boscaglia, aspiranti seguaci di Napoleone, donne misteriose e donne-foca, artisti danzanti e aspiranti reginette di bellezza: è un mondo variegato, quello dei Pardi di domani, la sezione del Festival dedicata a presentare i cortometraggi di giovani registi. «Non partiamo alla ricerca di tematiche o stili precisi» spiega Alessandro Marcionni, dal 2009 responsabile della sezione e a capo del comitato di selezione: «ci teniamo ad essere aperti al 100% e a lasciarci stupire. E ci sforziamo, al momento della scelta, di essere il più possibile rappresentativi di quello che abbiamo ricevuto, nella sua diversità. Insomma: non vogliamo decidere cosa sia il cinema per noi ma piuttosto rappresentare quello che sta succedendo in giro per il mondo». Con questo approccio i quattro selezionatori hanno passato al vaglio oltre 3000 corti, tra opere inviate dai registi stessi e lavori scovati nel corso di viaggi e ricerche, per giungere a selezionare 12 titoli del Concorso nazionale e i 28 dell’internazionale. «Scopriamo quello che stavamo cercando solo una volta che l’abbiamo trovato. Resta comunque un punto di partenza fondamentale, che è identificare un potenziale: uno sguardo molto personale grazie al quale il regista può continuare a narrare le sue storie». Ed infatti non sono pochi i cineasti che, dopo aver presentato i loro lavori tra i Pardini, tornano a Locarno, magari con dei lungometraggi: «Milagros Mumenthaler, ad esempio, ha iniziato da noi con il suo primo corto, poi ha presentato il film Abrir puertas y ventanas vincendo il Pardo d’oro e quest’anno torna in Concorso».

Non bisogna però dimenticare che il corto non va considerato solo una tappa obbligata per giungere al lungometraggio, ma ha con esso un rapporto analogo a quello tra racconto e romanzo: «è una forma narrativa, prima che un biglietto da visita per l’industria del lungometraggio. Per molti registi realizzare corti è una scelta». Lo mostra la collezione di film brevi di Filmando en Cuba con Abbas Kiarostami, dove un’opera di 9 minuti del grande cineasta è affiancata ai lavori dei suoi studenti. E i piccoli film non mancano neanche di attirare grandi attori: quest’anno in Rhapsody incontriamo Gérard Depardieu («un Depardieu inedito, di una dolcezza incredibile»), mentre La Femme et le TGV si fregia del Pardo alla carriera Jane Birkin: «Nel selezionare i nostri film non siamo alla ricerca di “testimonial” famosi, ma quando vediamo che un personaggio si dedica a dei giovani registi ci teniamo a sottolinearlo, per evidenziare non solo il talento di questi esordienti ma anche la forza del cortometraggio in quanto forma di racconto, che può conquistare anche gli attori di maggiore esperienza».

Ma Pardi di domani non permette solo l’incontro tra artisti giovani e affermati, tra tendenze e stili diversi: è anche l’occasione per inaugurare sodalizi creativi. Come quello tra Camilo Restrepo e Kiro Russo: conosciutisi l’anno scorso presentando i propri corti a Locarno, sono di ritorno entrambi con una nuova opera, per la quale si sono aiutati a vicenda: Restrepo nei panni di produttore associato di Viejo calavera, Russo come consulente artistico di Cilaos. «Così il Festival diventa anche un luogo dove la gente si incontra e crea dei legami che permettono di fare film».

Sara Groisman
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