News from the Locarno Festival
 

Cinema, moda e la creatività nella libertà

Cinema, moda e la creatività nella libertà

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Marina Masoni, il settore della moda è considerato determinante per lo sviluppo dell'economia  ticinese. In che modo Ticinomoda (www.ticinomoda.ch), di cui lei è presidente, lo favorisce e lo aiuta in questa missione?

L’IRE lo ha definito un meta-settore e lo reputa uno dei principali motori economici. La moda è fondamentale anche come fattore di diversificazione dell’economia ticinese: non solo banche, commercio, industria farmaceutica, meccanica e orologiera, dunque. Per una regione di frontiera è una carta decisiva. La missione di Ticinomoda è fare in modo che il Ticino sia un territorio competitivo per l’insediamento e l’espansione delle imprese attive in questo settore. Occorre lavorare costantemente per questo obiettivo.

 

Il Ticino è spesso considerato una "Fashion Valley". Quali i risultati e i traguardi che più avvalorano questo soprannome?

È una delle migliori espressioni per descrivere la capacità del Ticino di modernizzarsi, cioè di innovare, confrontarsi con il mercato globale, reinventarsi. Una settantina di aziende con circa 6'000 posti di lavoro. Sono cifre e contenuti imprenditoriali che parlano da soli.

 

Moda e cinema, un connubio ideale. Come mai avete deciso di avviare una collaborazione con il Festival del film Locarno? Quali sono i vostri punti in comune?

Primo: la creatività nella libertà. Senza creatività il cinema annoia e la moda muore. Senza libertà il cinema non può parlare alle persone e la moda non può offrire ciò che le persone cercano. Secondo: glamour e fatica. Cinema e moda vogliono affascinare il pubblico. Per arrivarci però occorre fatica: competenza, serietà, impegno, tanto lavoro. Un backstage gigantesco. E non è sempre detto che il risultato sia soddisfacente. La delusione può accomunare lo spettatore di un film e chi aspetta un nuovo capo di abbigliamento o accessorio. Ma chi riesce, può segnare la memoria di ognuno con un’immagine che resta per sempre. Di qui la sintonia e la nostra scelta di sostenere il Festival del film, fiore all’occhiello del Ticino culturale.

 

Da spettatrice, quali sono i film – o le scene cinematografiche – legati alla moda che più le sono rimasti impressi?

“Mi mette in imbarazzo perché è difficilissimo fare una selezione. Dal vestito verde che Scarlett O’Hara (Vivien Leigh) si inventa con le vecchie tende in Gone with the Wind (Via col vento) alla scelta del guardaroba di Gaby (Alicia Vikander) in The Man from U.N.C.L.E. (Operazione U.N.C.L.E.), passando dalle creazioni che sfilano magnificamente indossate da Marilyn Monroe e Lauren Bacall in How To Marry a Millionaire (Come sposare un milionario), alla mitica scena dell’arrivo di Sabrina (Audrey Hepburn) al rientro da Parigi, all’impeccabile guardaroba di Harry-Galahad (Colin Firth) in Kingsman – Secret Service. Cinema e moda sono inscindibili, si influenzano reciprocamente e insieme esprimono e creano il gusto di generazioni intere.

 

Se potesse rubare un abito o un accessorio di un'attrice o un attore da un qualunque film, quale sceglierebbe?

La mise e il cappello nero di Holly Golightly in Breakfast at Tiffany's (Colazione da Tiffany).

 

E in che situazioni lo userebbe?

Mai. È e deve restare un unicum.

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