News from the Locarno Festival
 

Mañana a esta hora

Concorso Cineasti del presente

Mañana a esta hora

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Padre, madre e figlia. Una famiglia come tante altre, filmata in campo fisso mentre guarda la tv. Sdraiati, i corpi occupano tutto il quadro, come si trattasse di un ritratto completo. Lina Rodríguez inquadra i suoi personaggi accostando scene che descrivono l’inerzia della vita domestica. Sceglie una distanza ravvicinata, esaltando la ristrettezza degli spazi reali. Concentrandosi su momenti in cui l’azione è assente, mette in rilievo un doppio movimento di attrazione/repulsione. Da un lato Adelaida e i suoi genitori condividono uno spazio intimo, dall’altro la giovane incomincia a manifestare la sua voglia d’emancipazione. Anche le scene con i suoi coetanei – davanti a scuola o la sera in un locale – sono filmate secondo una modalità che privilegia l’asse orizzontale, come se l’esistenza della ragazza fosse adagiata su un piano piatto. Questa sorta di fenomenologia di una vita qualunque s’interrompe bruscamente. Dopo che si riemerge dal buio, le cose non sono più come prima. Il riferimento va a Kieślowski che per primo ha usato il caso come elemento drammaturgico; qui l’irruzione dell’inatteso conferisce una profondità inedita ai personaggi, che dopo lo stordimento iniziale cercano di ricomporre la loro vita, facendo i conti con il pezzo mancante. La scrittura di Lina Rodríguez è molto precisa a non lasciare mai il campo al pathos: inanella scene che si pongono come tanti antidoti all’esplosione del dolore, fino a quell’ultima immagine dedicata alle nuvole che arriva come una tanto attesa boccata d’aria.

Carlo Chatrian

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