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Dans la forêt

Piazza Grande

Dans la forêt

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© 2016 Les films de Françoise, Film Väst, GötaFilm International

Il regista e prolifico sceneggiatore francese Gilles Marchand ha sempre covato un suo gusto per il mistery, inteso sempre come un puzzle da risolvere e come doppio strato di percezione. Come se una verità alternativa fosse nascosta sotto la superficie. Il suo precedente sforzo da regista (Qui a tué Bambi?) portava in sé questo senso dell’ignoto e del pericolo incombente. È così che con una saggia intuizione ha scelto di raccontare la sua ultima storia, Dans la forêt, dal punto di vista dei bambini, non soltanto perché questa prospettiva farà apparire ogni cosa più grande, lontana, cupa, spaventosa. Ma anche perché la loro vulnerabilità scandalizzerà e disturberà il pubblico, sia giovane che adulto.

Tom e Benjamin non vedono da tempo il padre, che vive in Svezia. Anche se riluttante, la madre ha accettato che l’uomo si prenda cura dei figli durante le vacanze. Ma appena arrivati iniziano le difficoltà di comunicazione. Per i ragazzi il padre non è solo un estraneo. È strano. E neppure lo nega. Al contrario, insinua che Benjamin potrebbe aver ereditato da lui dei particolari doni. Porta allora i figli in un viaggio non programmato nella foresta, dove pensa di trovare delle risposte.

Il precoce Timothé Vom Dorp è impeccabile nel ruolo di Tom. Nei suoi occhi spalancati si proietta un notevole mix di pensieri e sensazioni, a metà tra il bisogno di fiducia e sicurezza di un bambino e lo spirito analitico di una mente sempre pronta a imparare. E la performance di Jérémie Elkaïm nella parte del padre è azzeccata. Il suo volto aperto e l’espressione limpida sono perfettamente idonee a indurre disagio e condurci attraverso il confine sfocato che separa innocenza e follia. Il contrasto tra la sua amabile superficie e la sua aggressività ci convincono lentamente che i ragazzi potrebbero essere nei guai.

 

Aurélie Godet

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