News from the Locarno Festival
 

Paula

Piazza Grande

© Pandora Film_Martin Menke

«Le donne non produrranno mai nulla, a parte bambini». Così apostrofa la sua allieva un insegnante di pittura all’inizio di Paula, dando voce a un pregiudizio che è gravato per secoli sulle opere delle artiste. È vero che per la tedesca Paula Modersohn Becker (1876-1907), di cui il film di Christian Schwochow ci fa scoprire vita e opere, la frase contiene pure un barlume di verità: di bambini, infatti, ne ri-produsse davvero moltissimi, prediligendoli come modelli insieme alle loro madri per i dipinti in cui anticipò espressionismo e cubismo.

E un che di bambinesco ha anche la Paula incarnata dalla svizzera Carla Juri, giocosa, mutevole e portatrice di uno sguardo stranito sul mondo. «La mia vita deve essere una festa breve e intensa», confida con preveggenza all’amica scultrice Clara Westhoff. Una festa, non sempre gioiosa, in cui il regista l’accompagna passo passo, ponendo nell’occhio della macchina da presa il suo rapporto con il marito Otto Modersohn, anch’egli pittore. Paula diviene allora sì la ricostruzione della maturazione di un’artista che, come viene ricordato a fine film, sarà la prima donna in onore della quale viene costruito un museo, ma anche un dramma che va ad indagare l’amore e i rapporti interpersonali. Centrali sono infatti le “scene del matrimonio” tra Paula e Otto, alle quali fa da controcanto un’altra coppia poco felice: quella composta da Clara e dal marito Rainer Maria Rilke. Sullo sfondo, due scenari opposti: da una parte, la campagna di Worpswede, terra della vita domestica dei Modersohn, che se è colta in ampie inquadrature che trasmettono la vastità della campagna finisce però per rilevarsi, per Paula, una gabbia soffocante; dall’altra, Parigi, raccontata con serrati movimenti di camera a trasmettere un senso di fermento, vitalità e caos in cui la giovane donna trova una nuova libertà. Si delinea tra questi due mondi la storia di una coppia che è al contempo unita e separata dall’arte, come ben illustra la scena che vede Paula e Otto intenti a dipingere la stessa bambina: tanto fisicamente vicini quanto lontani nelle rispettive visioni, con la pittrice che non rinuncia a cercare, come scrisse, «la grandezza attraverso la semplicità».

 

Sara Groisman

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