News from the Locarno Festival
 

Il ritorno di Marco Tullio Giordana

Marco Tullio Giordana

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“Locarno è legata a quella che in un certo senso è la mia data di nascita cinematografica. Nel 1980 qui ho presentato il mio primo film, Maledetti vi amerò, che ha anche avuto la fortuna di vincere il Pardo d’oro. Ora, a 37 anni di distanza, torno con emozione e riconoscenza”. Un ritorno, quello di Marco Tullio Giordana, che passa direttamente per la porta principale di Piazza Grande, con la proiezione del suo nuovo film Due soldati, protagonista della seconda serata del Prefestival. “Certo, a Locarno rientro nella grande famiglia che qui ha trovato il proprio battesimo internazionale. Pensando solo al cinema italiano faccio giusto due nomi: Roberto Rossellini e Marco Bellocchio. E poi i colleghi più contemporanei come Salvatore Piscicelli, che l’anno prima di me vinse il Pardo d’argento. Insomma, Locarno ha sempre portato fortuna ai nuovi film italiani”.

A proposito di nuovi film, lei anche nel film Due Soldati porta nuovamente lo sguardo su una nuova gioventù e ancora una volta lo fa attraversando un fondale sociale segnato dalla camorra…   

È la cosa che permette ai registi di non invecchiare: raccontare le storie dei giovani. Qui si tratta di due ragazzi che vivono nell’area del napoletano. Due soldati. Uno è vero, arruolato nell’esercito italiano e in missione in Afghanistan, l’altro invece è un soldato “irregolare”, arruolato nella manovalanza della criminalità organizzata. Tra queste presenze, in realtà, c’è una terza figura, che è la protagonista femminile: Maria. E anche lei a suo modo è un soldato. 

Ancora uno volta, quindi, lo sguardo si fa generazionale. In Maledetti vi amerò raccontava il post-68, alle prese con tutte le ricadute alla fine degli anni Settanta. Poi, con La meglio gioventù l’affresco si è allargato. Ora c’è il presente. Che cosa possono avere in comune e quali sono le differenze? 

In un certo senso tutte queste generazioni hanno una cosa in comune: sono in un passaggio fondamentale nella loro crescita e quindi non possono che mantenersi critici nei confronti delle cose così come sono. Non possono accettare il destino che la geografia, la classe sociale o il paese impongono prima ancora di qualsiasi volontà. In questo non ci sono stati grandi cambiamenti: i giovani saranno sempre un po’ ribelli, un po’ conformisti, un po’ spaventati, un po’ coraggiosi. 

Nel tempo però è cambiato il contesto attorno. I modelli di riferimento della politica e quelli che invece si fanno investire dalle scorciatoie della malavita…

I modelli della criminalità, per certi versi, rappresentano una risposta perversa a un disagio che esiste. Quando ho cominciato ad occuparmi di queste figure, alla fine degli anni Settanta, i giovani potevano ancora illudersi che la politica rappresentasse qualcosa di buono. Oggi la maggior parte dei ragazzi non prova questa sensazione. Anzi, in molti sono convinti che la politica sia un luogo di degenerazione. Purtroppo – parlo almeno per il mio paese - non c’è più un progetto e la politica non viene più vissuta come un luogo di risposte, ma di domande che non vengono esaudite. 

Come ultima cosa, vorrei ritornare a quel 1980. Che ricordi ha di quell’esperienza: lei che arriva a Locarno, con il suo primo lungometraggio…

Se devo essere sincero ho avuto sensazioni miste, perché avevo sì l’entusiasmo per il fatto di partecipare a un Festival importante come quello di Locarno, ma al tempo stesso io sono arrivato il 2 agosto del 1980, il giorno stesso dell’esplosione della bomba alla stazione di Bologna. Il treno con cui ero partito da Roma era passato lì poche ore prima, io non ne sapevo niente. E quindi i miei sentimenti erano duplici: da una parte la gioia per essere arrivato in una città tutta allegra e pardata, dall’altra lo choc per l’ennesimo episodio di violenza orribile. 

Un ricordo, il suo, che pare ricordare le sceneggiature dei suoi film, con il drammatico incrocio fra storia individuale e storia collettiva....

Sì e ricordo anche che la presidente della giuria era Suso Cecchi d’Amico, la grande sceneggiatrice italiana che io ammiravo ma non conoscevo. Quando ci siamo incontrati abbiamo commentato quello che era successo con grande sgomento. Mi colpì il fatto che lei, donna di grande esperienza e maturità, era smarrita, esattamente come smarrito era il ragazzino che ero io.

Lorenzo Buccella

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