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Noémie Lvovsky: "Vivere, non recitare"

Noémie Lvovsky: "Vivere, non recitare"

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© Alessio Pizzicannella

Noémie Lvovsky, come ha scelto la storia alla base di Demain et tous les autres jours che affronta un soggetto tragico, ma nel nome della leggerezza?

Volevo raccontare una storia legata all'infanzia e all'amore tra una madre e sua figlia: non so se questo tipo di relazione può essere considerata più forte di quella che lega un padre o una madre a un figlio maschio. So tuttavia che è qualcosa di molto particolare, qualcosa di speciale su cui volevo soffermarmi.

Nel film si ricorre spesso alle fiabe. Pensa che questo genere letterario mantenga il proprio potere allegorico anche quando parla di oscurità e paura nel mondo moderno?

Nel film le fiabe sono create da Mathilde ed è lei stessa a raccontarle a sua madre. Ciò che mi ha più affascinata di questa forma di racconto è che le fiabe possono contenere elementi di novità e di meraviglia, ma possono anche nascondere aspetti inquietanti e pericolosi. Il che era perfetto per il tema del film.

Un aspetto fondamentale del film riguarda le relazioni che legano i diversi personaggi, inclusa Mathilde. Come è arrivata a scegliere Luce Rodriguez come interprete?

Siamo stati in contatto con Luce per diversi mesi, durante i quali le abbiamo chiesto più volte di recitare nel nostro film. È una bambina di grande presenza e dotata di brillante intelligenza, ma non eravamo sicuri volesse accettare. Quando ha risposto sì, le ho quindi chiesto perché. E lei mi ha risposto: perché volevo passare del tempo con te. E questa è la risposta che darò anche io ogni volta che mi chiederanno perché ho deciso di prender parte a un certo film, di sicuro la miglior ragione – quella più onesta – che dovrebbe portare le persone a lavorare su un set rispetto a un altro nel mondo del cinema.

Nell'ultimo film portato da lei a Locarno, Camille redouble, lei ha creato per se stessa un ruolo di madre/bambina. Qui, invece, ha accettato la sfida di dirigere una bambina. Come è andata?

In passato ho diretto adulti e adolescenti, ma lavorare con dei bambini è qualcosa di completamente differente. Prima di tutto, domandare a un bambino di lavorare non è qualcosa di normale, giusto? In secondo luogo, sapevo che avrebbe richiesto tempo non solo trovare l'attrice perfetta, ma anche creare qualcosa di speciale tra lei e il resto del cast. Ecco perché mi sono presa lo spazio di parlare con lei e di conoscerla meglio. Talvolta i bambini possono avvertire il desiderio degli adulti e il rischio è avere un bambino recitare la parte di un bambino, perché è questo che gli è stato detto di fare. Il risultato, però, è orribile. Volevamo invece ricreare qualcosa di vero, e quando ciò è successo sul set quello non era più recitare – era vivere.

Lei è ormai abituata a lavorare di fronte e dietro la camera, e con grande facilità. Quanto è importante per lei poter sfruttare questa duplice esperienza sia quando recita, sia quando dirige?

Per me è un modo di prendere ancor più parte alla produzione di un film. Sono stata fortunata a lavorare con Arnaud Desplechin, che è capace di rivestire più ruoli nell'industria cinematografica: regista, attore, sceneggiatore, direttore della fotografia. Ho imparato molto da lui e sto cercando di sfruttare I suoi insegnamenti facendo non solo l'attrice, ma anche la regista.

Mattia Bertoldi
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