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Verão Danado (Damned summer)

Concorso Cineasti del presente

Verão Danado (Damned summer)

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Raramente è dato vedere in un’opera prima una tale capacità di rivolgersi ai momenti di massima accelerazione di un’intera cinematografia e insieme di prospettare qualcosa di mai visto e inclassificabile. Per il cinema portoghese Verão Danado di Pedro Cabeleira ricopre la stessa importanza di quella che hanno avuto Os Verdes Anos (1963) di Paulo Rocha e O Sangue di Pedro Costa (1989). Non solo una incursione generazionale, ma già la sua trasfigurazione filmica, la sua interpretazione, il desiderio che vita e immagini si corrispondano in una sorta di autorivoluzione reciproca. L’incoscienza imperturbabile dell’età giovane e la malinconia di una precoce maturità. L’istinto di uccidere i padri e l’amoroso rispetto per ciò che hanno fatto. Ma soprattutto il rifiuto dell’aspetto ideologico, l’impegno etico a non giudicare e a tradurre a tutti i costi il racconto crudele della giovinezza in un’esperienza esclusivamente visiva e sonora (occhio al soundtrack!). Verão Danado è un viaggio lisergico, acido, fatto dell’incostanza dei suoi personaggi e della fuggevolezza delle immagini. Fra i due piani Cabeleira letteralmente danza con la cinepresa, ne fa il vero protagonista del film, occhio adrenalinico e sabotatore alla ricerca della disseminazione e dell’accecamento assoluti. Chico e i suoi amici sanno la portata delle conseguenze? Amano abbastanza la vita o continueranno barcollanti sull’orlo dell’abisso? Non ci sono risposte. C’è l’idea della vita come esperimento, il documento del passaggio tragico e sublime di anime belle e perdute. Esattamente come le immagini: cieche e angeliche.

Lorenzo Esposito
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