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Kassovitz: "La boxe è la mia nuova sfida"

Excellence Award Moët & Chandon

Kassovitz: "La boxe è la mia nuova sfida"

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Il premio che il Locarno Festival le assegna intende omaggiare l’intero arco di una carriera, la sua, che l’ha vista protagonista sia come attore che come regista. Com’è riuscito a conciliare queste due posizioni?

In realtà, io nasco prima come regista e solo in seconda battuta sono diventato attore, recitando in particolar modo nei miei film perché questo mi facilitava. Però, certo, da lì ha preso il via anche una carriera come interprete, ma senza mai soppiantare quella che è la mia scelta, ovvero la regia cinematografica.

 

È un dato di fatto che per lei la scintilla nei confronti del cinema è scoccata precocemente, visto che il debutto nel film di suo padre Au bout du bout du banc è arrivato quando aveva 11 anni. Come rilegge quella prima esperienza a distanza di anni?

Per me, il cinema è stato prima di tutto una questione di famiglia, avendo avuto un padre regista e una madre montatrice. A dir la verità, non ho nemmeno un ricordo preciso di quella prima esperienza, perché è stata una cosa totalmente naturale, essendo nata in ambito familiare. Quello che è certo è che posso solo dirmi fortunato per aver avuto genitori che non mi hanno solo insegnato e trasmesso la passione per il cinema, ma mi hanno dato un concreto esempio del modo in cui bisognava farlo.

 

Le doti istrioniche di un attore possono venir misurate anche dalla capacità di vestire i panni di personaggi antitetici. E da questo punto di vista il suo percorso è esemplare. Quali sono gli elementi principali in un film che la spingono ad accettare un ruolo?

Anche in questo caso penso si debba fare un distinguo tra il cammino di un attore e quello di un regista. E questo perché un attore in realtà ha un potere decisionale ridotto, molto dipende dal regista a cui si affida e dal tipo di progetto di cui entra a far parte. E questi in fondo, il progetto e il regista, sono i due criteri fondamentali per le mie scelte da attore. Mentre invece per quel che concerne il mio lavoro da regista, be’, lì tutto è più strettamente legato alle cose che m’interessano.

 

Da Jacques Audiard a Luc Besson, passando anche per Steven Spielberg, Costa-Gavras, Michael Haneke. Nella sua carriera lei ha lavorato con grandi registi molto differenti l’uno dall’altro. C’è qualcuno che l’ha influenzata in maniera particolare?

Sono tantissime le influenze di cui mi sono imbevuto durante il mio percorso artistico, ma quello che vorrei evitare è di inserirle in una sorta di gerarchia d’importanza. Mi hanno influenzato i vecchi maestri della storia del cinema così come anche autori più giovani che si sono affacciati sulla scena in modo sorprendente.

 

Un discorso particolare merita un film cult come La Haine, che con il suo sguardo cinematografico è riuscito a raccontare il mondo delle periferie dimenticate. Era il 1995, ma c’era già tanta attualità.

Noi non abbiamo anticipato l’attualità, semplicemente perché l’attualità era lì davanti ai nostri occhi ed era facile da leggere. Non c’era bisogno di essere preveggenti per capire cosa sarebbe potuto succedere in quelle condizioni. Ma l’attualità ovviamente, anche quando è fonte inesauribile di spunti per possibili film, non è tutto. Nel mio percorso artistico io ho sempre avuto un rapporto variabile con quello che succedeva nella realtà. A volte attraverso fasi in cui mi nutro di attualità, altre volte invece cerco di restarne lontano e di guardare ad altro.  

 

Nel suo ultimo film, Sparring, porta il suo corpo e la sua verve attoriale in uno dei luoghi che il cinema ha trasformato spesso in metafore di vita: il ring. Perché, secondo lei, il mondo della boxe offre ancora questo tipo di possibilità?

La boxe è qualcosa di istintivo, di basico e di primitivo. È il primo sport che è esistito ed è la cosa che più si avvicina alla natura umana. Per questo mi ha sempre interessato e per questo il regista Samuel Jouy si è rivolto a me. Dopo l’esperienza sul set la passione per il ring è diventata talmente forte che sì, è vero, ho iniziato a fare davvero la boxe: la mia nuova sfida.

Lorenzo Buccella
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