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Nichilismo Romeriano

Nichilismo Romeriano

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Rispetto a The Night of the Living Dead, primo capolavoro della celeberrima trilogia dei non-morti realizzato dieci anni prima, questo secondo capitolo si propone come ancora più nichilista e privo di speranze. Se al centro del primo episodio infatti la superficie apparentemente normale della società veniva stravolta dall’irrazionalità di una minaccia comunque esterna, in Dawn of the Dead l’essere umano è già regredito a una forma bestiale e violenta: basta pensare al poliziotto maniaco e razzista che apre il film, simbolo di un mondo in cui le istituzioni sono già crollate perché marcie, insalvabili. Se insomma prima era necessario un “nemico” per smascherare le ipocrisie e l’orrore dello status quo, adesso è tutto già alla luce del sole.

La visione di George A. Romero nel passaggio dagli ani ’60 ai ’70 si è fatta dunque ancor più livida e pessimista: di fronte alla catastrofe incombente molti dei protagonisti del film sono ormai già rassegnati, e di conseguenza pronti al peggio. Stavolta non tentano neppure inconsciamente di salvare la presunta civiltà che ancora dovrebbero in teoria rappresentare, ma soltanto loro stessi come singole entità. Non a caso dopo l’incipit urbano il microcosmo al centro del film diventa un centro commerciale, simbolo primo dell’individualismo e della perdita di spirito collettivo dell’America. E’ stato il consumismo a renderci morti che camminano? Allora forse meritiamo davvero di estinguerci…

Realizzato in stretta collaborazione con Dario Argento, Dawn of the Dead ribadisce la vena iconoclasta e fortemente politica del miglior cinema di George A. Romero, che dietro al genere che lui stesso ha inventato continua ancora oggi a sferzarci con la sua visione tanto più cruenta quanto più vera. L’unica vera domanda rimasta possibile: quando cominceremo davvero a sbranarci l’un l’altro? L’eterno Romero avrebbe forse saputo rispondere…

Adriano Ercolani
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