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Le Fort des fous

Concorso Cineasti del presente

Le Fort des fous

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Preceduto dal premio ricevuto a Open Doors nel 2015, Le Fort des fous di Narimane Mari è uno dei progetti più affascinanti e complessi visti negli ultimi anni, un film che non si lascia ridurre a formule a effetto e che all’opposto tende ad allargare il suo campo d’indagine, sequenza dopo sequenza, lasciando che sia lo spettatore a trovare il proprio percorso tra i materiali, le suggestioni, le illuminazioni che lo compongono. Diviso in tre atti che mettono in rilievo modi di procedere e narrazioni distinte, combinando tecniche documentarie e di finzione, il film passa dall’eredità del colonialismo alla situazione dei migranti oggi. Il primo atto, giocato sulla linea parodica dell’addestramento militare, è ambientato in un forte abbandonato e tratta del tema dell’educazione. Dalla ripresa di un discorso pubblico di Sarkozy a un’accecante canzone dalle sboccate allusioni sessuali, Mari mette in luce il rapporto paternalistico che l’Occidente ha avuto e ancora oggi ha verso le antiche colonie. Nel secondo atto l’azione si sposta su un’isola che diventa una sorta di utopia, immagine di una comunità fatta di molte lingue e culture. Il terzo è costituito da conversazioni con alcuni analisti greci sull’attuale situazione in Europa. Con un atteggiamento straubiano, Narimane Mari mostra le sessioni di registrazione nella loro purezza, esponendo una delle materie che compongono il lavoro. Dalle immagini alle parole, andata e ritorno, Le Fort des fous è un viaggio nel tempo presente e un film che si offre come uno strumento per leggere le società e i legami che le reggono.

Carlo Chatrian
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