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Gli asteroidi

Concorso internazionale

Gli asteroidi

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© Rosalba Sacco

Saranno la presenza dell’ex voce dei CCCP Giovanni Lindo Ferretti nella filmografia di Germano Maccioni (nel documentario-ritratto Fedele alla linea del 2013), gli echi emiliani delle incursioni cinematografiche del rocker della bassa Ligabue o i brani nella colonna sonora della band bolognese Lo Stato Sociale, ma è difficile non pensare alla musica come orizzonte di Gli asteroidi. Se però ai tempi di Francesco Guccini la Via Emilia sognava il West, oggi si è persa nella Via Lattea, e la paranoia cantata dai CCCP si è mangiata il futuro, mentre il pianeta Emilia usciva dalla sua gloriosa orbita socialista per finire in balia di nuovi minacciosi campi gravitazionali. Le officine svuotate sono diventate tele di cemento per gli street artist, il sindacalista lotta ormai solo contro la slot machine, i vecchi topi d'appartamento fanno affari con la criminalità organizzata e in balera si “calano” le anfetamine. Una deriva già immaginata tra le righe dei libri di Gianni Celati e Pier Vittorio Tondelli, il cui nuovo accompagnamento ideale sono l'elettronica degli Offlaga Disco Pax e le nostalgiche liriche post-padane del vate Max Collini. Serve una nuova generazione di sognatori, e Maccioni, che dimostra una sensibilità per l'identità in trasformazione di un territorio che lo inserisce di diritto nella autorevole filmografia essenziale emiliano-romagnola, trova ad interpretarli volti perfetti insieme smarriti e coraggiosi, e non è un caso che l'unico tra loro di cui scopriamo per un momento l'infanzia sia Cosmic, il bambino che un giorno degli anni '90 credeva (ancora) di poter volare su capannoni, piste di go-kart e cavalcavia autostradali.

Sergio Fant

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